Intervista alla Badante

Intervista alla Badante Jessica

(tutti i nomi di persona, luogo, o altro sono puramente inventati per tutelare la privacy delle persone che hanno compiuto questa intervista; la stessa è stata compiuta da un membro del nostro team a cui la badante ha deciso di raccontare la sua storia)

 

AES: Prima di tutto grazie mille, Jessica, per averci ospitato.

Jess: Grazie a voi, che dite?

AES: Perché?

Jess: Perché non capita spesso di poter parlare del mio mestiere.

Il mestiere di Badante: le opinioni

AES: Secondo te come mai?

Jess: E’ un mestiere che tutti considerano “brutto”.

AES: Eppure tanti lo fanno!

Jess: E’ vero, ma hanno paura.

AES: Di cosa?

Jess: E’ come se si vergognassero.

AES: Spiegaci meglio.

Jess: Chi fa questo mestiere è visto sempre di cattivo occhio.

AES: Lo dici da un po’, ma motivaci il perché.

Jess: Perché una badante di solito è straniera, e se è straniera è vista come donna facile o di malaffare; come una possibile ladra.

AES: E chi ha contribuito, secondo te, a diffondere questa menzogna?

Jess: Noi!

AES: Questa risposta mi spiazza…

Jess: Sì, le badanti hanno contribuito a rendere questo mestiere una “cosa brutta”.
Perché non si sono ribellate quando dovevano; quando, al primo insulto, invece di lasciar correre hanno fatto finta di niente.

AES: Forse hai ragione, ma io…

Jess: No, è così!

AES: Sì, ma, secondo me è da condannare sempre chi insulta e non chi è insultato.

Jess: Secondo me ha le sue colpe anche chi non sa far valere i propri diritti di badante.

AES: E chi ti ha aiutato a far valere i tuoi diritti?

Jess: Sicuramente l’agenzia per cui oggi lavoro.

AES: Raccontaci la tua esperienza.

Jess: Volentieri. Chiedetemi quello che volete.

L’arrivo in Italia

AES: Come sei arrivata in Italia?

Jess: Allora, io sono moldava.

AES: E su questo ci siamo. Ma come sei arrivata fin qui.

Jess: Mi crederesti? Per caso.

AES: Per caso? Arrivi in Italia a fare la badante! Non ci credo.

Jess: Allora, mia zia ha sposato un italiano e vivono entrambi in Moldavia. Una o due volte all’anno venivano in Italia a trovare i parenti; ed una di queste volte portarono me.

AES: E ci sei rimasta?

Jess: Sì, perché mi innamorai di un nipote di mio zio, italiano. Fu amore a prima vista, e nessuno se la sentì di dividerci. Allora avevo 17 anni.

AES: Oggi quanti anni hai?

Jess: Oggi, 38.

AES: Complimenti. Sembri una ragazzina ancora!

Jess: Ma sono una ragazzina!

AES: E poi? Continua.

Jess: Le cose andarono come andarono, cioè male. Ci lasciammo, ed io avevo 23 anni. Eravamo stati tanto insieme, nel frattempo io avevo imparato la lingua, avevo conosciuto i posti; ma non avevo una casa dove dormire. Vivevo a casa del mio fidanzato.

AES: E come hai fatto?

Jess: Come ho detto; mi ero ambientata bene in Italia, ed avevo fatto anche delle amicizie; è così che ho iniziato a lavorare come barista.

AES: Bene. Ma dove dormivi.

Jess: Nel bar.

AES: Come nel bar?

Jess: Si, avevo spiegato la mia situazione al proprietario, e l’avevo convinto dicendogli che avrei aperto il bar alle 5 e che dalle 5 alle 8 avrei lavorato gratis.

AES: Caspita, un’ottima politica, la tua.

Jess: Non sapevo cosa fare.

AES: E poi?

Jess: Lavorai in quel bar per 4 anni; abbastanza per permettermi una stanza, una casa, ed anche una piccola macchina. Ma dopo lasciai quel lavoro. Ero stanca, volevo cose nuove.

AES: E cosa ti sei inventata?

Jess: Allora, andavo spesso in palestra ed ebbi una storia con il mio istruttore; mi aiutò ad inserirmi nell’ambiente delle palestre, così, velocemente, divenni istruttrice.

AES: E ci riuscivi?

Jess: Beh, all’inizio è stata dura sul serio, ma poi, tutto è filato per il meglio.

AES: In che senso?

Jess: Nel senso che era evidente che non fossi in grado di fare un granché, eppure mi impegnavo; ci vollero mesi. L’apice lo raggiunsi quando feci lussare la spalla ad un utente della palestra.

AES: Caspita!

La vita da Badante: l’inizio

Jess: E poi, sono arrivata qui.

AES: Questa bellissima casa sul mare è tua?

Jess: No, è delle persone a cui bado.

AES: E chi sono?

Jess: Velia ed Emanuele.

AES: Come li hai conosciuti?

Jess: Non ci crederai, ma li ho conosciuti in palestra. Venivano lì, perché l’avevano sotto casa, per fare un po’ di movimento. Poi, non li vidi più, ed una volta, uscendo da palestra li vidi dal balcone di casa loro. Mi venne spontaneo chiedere come mai avessero lasciato, e mi spiegarono la loro situazione.

AES: Cioè?

Jess: Erano soli in casa; non riuscivano più a fare le cose di sempre. Emanuele non prendeva più la macchina; Velia, sopraggiunti gli attacchi di panico, non aveva più la forza nemmeno di andare a fare la spesa. E allora cercavano qualcuno… Fui io a propormi.

AES: E come accolsero la cosa?

Jess: L’accolsero molto bene. E questa volta non furono duri nemmeno i primi tempi, entrammo subito in sintonia

AES: Ma non avendo fatto mai questo mestiere, come ci sei riuscita?

Jess: Giorno dopo giorno. Ho avuto, però, la fortuna di avere di fronte due persone pazienti e molto fiduciose in me, so perfettamente che altre mi avrebbero mandata via dopo una settimana.

AES: E adesso mi parlavi di un’agenzia.

Jess: Si, per anni ho lavorato a nero – altra piaga di questo mestiere – ma adesso mi sono messa in regola. Sono stata assunta da un’agenzia che mi ha indirizzato alla casa dove inizialmente ero.

AES: Sei soddisfatta?

Jess: Beh, sì, ho trovato anche l’amore.

AES: E chi è il fortunato?

Jess: Il figlio di Emanuele e Velia!

AES: Quindi sei nuora!

Jess: Eh no, ancora non l’abbiamo detto. Vogliamo fare una sorpresa.

AES: Brava. Ti auguro il meglio e grazie di questa chiacchierata.

Jess: Grazie a voi!

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