Intervento neuropsicologico

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La plasticità cerebrale

La plasticità cerebrale è una caratteristica del funzionamento del sistema nervoso.
In età neonatale e nell’infanzia consente di acquisire le molteplici abilità che fanno parte del repertorio personale; nell’adulto consente di apprendere nuove abilità, conoscenze o competenze; nell’anziano permette di sostituire gradatamente i circuiti corticali che si vanno deteriorando con altri, stimolati dalla continua esperienza.
In caso di lesione cerebrale spesso l’esercizio rende possibile ricostruire i circuiti corticali danneggiati, sebbene a volte è consentito solo compensarne la perdita costruendo nuovi circuiti che si dimostreranno meno efficienti. Quando il deterioramento cognitivo compromette alcune funzioni, l’esercizio può intervenire nel processo di degrado, rallentando il peggioramento.

Grazie alla plasticità cerebrale, il neuropsicologo può quindi intervenire in vari ambiti:

  • Riabilitazione Neuropsicologica: è un processo terapeutico rivolto al soggetto con danno cerebrale, per ridurre i deficit cognitivo/comportamentali, per migliorare la sua capacità di elaborare ed utilizzare le informazioni e per consentirgli un migliore reinserimento socio lavorativo. Consiste nella somministrazione di specifici esercizi per recuperare le abilità perse. Serve per ottimizzare il recupero delle abilità cognitive danneggiate (l’attenzione, la comunicazione, la memoria, le capacità visuo-spaziali, il ragionamento, le funzioni esecutive, ecc), facilitare le strategie che permettono di compensare i deficit e di migliorare la capacità d’adattamento del paziente. Dopo un’accurata valutazione neuropsicologica si costruisce un programma di intervento calibrato sul profilo del singolo soggetto che tiene conto delle abilità cognitive compromesse e di quelle preservate. Per ogni funzione si determina un piano di lavoro che dovrà essere svolto da personale specificamente addestrato e competente, per almeno 4 ore settimanali. Il piano di intervento deve essere costantemente monitorizzato per adeguare il livello di lavoro ai graduali miglioramenti che si evidenzieranno.
  • Stimolazione Cognitiva: è l’intervento in ambito neuropsicologico mirato a mantenere le abilità residue e ad evitare che l’effetto del decadimento cognitivo possa provocare ulteriore peggioramento. Dopo che la valutazione neuropsicologica ha consentito di costruire il profilo delle prestazioni in ogni ambito cognitivo, è implementato un programma di intervento che stimolando le funzioni ancora valide, evita un rapido declino delle prestazioni e protrae nel tempo l’autonomia della persona.
  • Potenziamento Cognitivo: è il progetto dedicato a coloro che pur mantenendo le funzioni mentali nei limiti della normalità, si accorgono di perdere abilità cognitive, di essere meno efficienti, e desiderano rallentare l’eventuale processo di invecchiamento o prevenire il deterioramento cognitivo.

In tutti gli ambiti, gli strumenti utilizzati sono esercizi informatizzati, ideati specificamente per l’intervento in ambito neuropsicologico, sviluppati in riferimento ad avanzati modelli cognitivi, che mirano a modificare: attenzione, cognizione spaziale, funzioni esecutive verbali e non verbali, memoria.

Gli studi sull’efficacia degli interventi di riabilitazione neuropsicologica documentano che i programmi più adeguati sono quelli che prevedono la possibilità di adattare gli esercizi alle caratteristiche di ogni paziente. Coerentemente con queste considerazioni, il progetto di intervento neuropsicologico si basa sul presupposto che l’esercizio debba essere sempre calibrato sulle difficoltà specifiche di ogni paziente. I programmi prevedono una gerarchia di complessità crescente: in tutti gli esercizi la difficoltà è modulabile a piccoli step per adeguare il livello di lavoro ai progressivi cambiamenti delle prestazioni del paziente e garantire costantemente efficaci sedute di riabilitazione. La vastità di repertori contenuta nei vari programmi rafforza l’effetto di generalizzazione e evita fenomeni di condizionamento, garantendo che l’eventuale miglioramento non sia imputabile all’abitudine a svolgere il medesimo compito ma costituisca un reale incremento delle funzioni esercitate.

L’esperienza decennale e le centinaia di soggetti che hanno beneficiato dei programmi hanno documentato che il ricorso agli esercizi informatizzati crea una positiva competizione del paziente con se stesso per migliorare i propri risultati, stimola la curiosità e la motivazione alla partecipazione. I pazienti stessi affermano che l’impiego del computer rende le sedute più dinamiche, più interattive e anche divertenti: c’è sempre un punteggio, un obiettivo da superare e questo positivo “effetto gioco” incoraggia ad impegnarsi maggiormente.

Dott.ssa M. Grazia Inzaghi

Psicologa Neuropsicologa

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