cosa puo ottenere la badante

Badante in Nero, Cosa può Ottenere se fa Causa? Cosa Rischia la famiglia?

Indice

Oggigiorno numerose famiglie decidono di assumere una colf o una badante in nero, ossia senza la stipula di un regolare contratto che prevede il rispetto delle leggi sul lavoro e il versamento dei contribuiti. Oltre a rappresentare un comportamento scorretto nei confronti dei lavoratori, costituisce un serio rischio per la famiglia, con il conseguente pericolo di incorrere in gravi sanzioni. Optare per l’assunzione di una colf o badante in nero si configura come una scelta ad alto rischio dal punto di vista legale, poiché la famiglia potrebbe essere soggetta a pesanti sanzioni finanziarie. Tuttavia, non è solo una questione economica; alcuni comportamenti possono anche avere implicazioni penali.

L’impiego di badanti in nero rappresenta quindi un problema rilevante che può portare con conseguenze significative sia per i datori di lavoro, sia per le stesse badanti.

Badante in nero: i rischi legati all’assunzione di una badante senza contratto

Quando si assume una colf o una badante convivente o una badante ad ore, l’omissione di registrazione ufficiale e la mancata stipula di un contratto regolare possono portare a serie conseguenze legali. In particolare,  il datore di lavoro potrebbe essere soggetto a sanzioni, a multe e persino accuse penali in alcuni casi. 

Scrittura privata per colf o badante in nero: i rischi per mancata comunicazione dell’assunzione

Il Ministero del Lavoro ha recentemente inasprito le sanzioni per contrastare il lavoro “in nero” delle badanti. La mancata comunicazione dell’assunzione o delle variazioni contrattuali può comportare sanzioni amministrative da 200 a 500 euro per lavoratore/badante.

Badante non in regola: rischi in caso di infortunio

È importante sottolineare che il datore di lavoro è personalmente responsabile per eventuali incidenti o malattie che la badante possa subire sul posto di lavoro. In caso di infortunio, il datore potrebbe essere chiamato a rispondere delle spese mediche e di altri costi correlati.

Sanzioni per il mancato versamento dei contributi per la badante in nero

Il datore di lavoro è tenuto a pagare sanzioni civili per l’omesso pagamento dei contributi alla badante convivente o a ore, con una penalità del 30% su base annua. Questa sanzione può variare da un minimo di 3.000 euro a un massimo del 60% degli importi evasi.

Rischi per assunzione di colf o badanti in nero extracomunitarie

La situazione diventa ancor più grave se la badante è cittadino extracomunitario senza permesso di soggiorno o con un permesso scaduto. In tal caso, il datore di lavoro può essere soggetto a una multa di 5.000 euro per ciascun lavoratore occupato irregolarmente e addirittura alla reclusione da 6 mesi a 3 anni.

In causa con la badante: cosa fare se la badante in nero chiede soldi

Le badanti assunte in nero operano senza contratti regolari né tracce documentate dei pagamenti. In molti casi, né il datore di lavoro né la badante possiedono documenti che attestino i pagamenti mensili. Questa situazione può essere molto rischiosa in quanto la lavoratrice potrebbe decidere di denunciare questa irregolarità.

Se la badante minaccia di denunciare e chiede compensi, potrebbe esserci la necessità di trovare un compromesso. Inoltre, la badante potrebbe citare il datore di lavoro anche fino a cinque anni dopo la fine del rapporto, affermando di non aver ricevuto stipendi, permessi, ferie, TFR o tredicesima. In tal caso, se il datore di lavoro non può dimostrare il contrario, è tenuto al pagamento sia delle mensilità lavorative che dei contributi previdenziali.

Badante in nero denuncia il datore di lavoro: cosa può ottenere?

Stando a quanto previsto dalle leggi in vigore, se la badante in nero fa una causa al tribunale del lavoro ciò che può certamente ottenere è il riconoscimento (se accuratamente provato e dimostrato) delle somme spettanti e non riconosciute dal datore di lavoro nonché anche un contratto di assunzione regola, se può continuare ad essere un rapporto di lavoro tra stesso datore di lavoro e badante.

Una badante in nero può fare causa al tribunale del lavoro per diversi motivi come:

  • mancata proposta di firma di regolare contratto di assunzione;
  • chiedere soldi non regolarmente avuti, cioè se ha percepito retribuzioni inferiori a quanto stabilito da Ccnl in base a lavoro prestato;
  • mancato riconoscimento di ferie e permessi maturati;
  • mancato pagamento delle ore di lavoro straordinarie eventualmente prestate;
  • mancato pagamento della liquidazione del Tfr;
  • se il datore di lavoro le impone di svolgere mansioni non dovute per Ccnl e senza adeguato pagamento;
    mancato riconoscimento dei contributi previdenziali.

Per tutelarsi dai rischi che comporta l’assunzione di una badante in nero ed evitare una causa, il datore di lavoro potrebbe assumere con regolare contratto di lavoro la badante, che può essere sia convivente, sia non convivente e sia a ore, o stendere una scrittura privata che definisca le regole del rapporto di lavoro e riporti tutti i pagamenti da datore di lavoro a badante.

In caso contrario, i rischi che un datore di lavoro corre se la badante in nero fa una causa al tribunale del lavoro sono innanzitutto di sanzioni da pagare.

E per il lavoro di una badante in nero, gli importi della multa prevista oscillano da mille a 8mila euro per lavoratore a cui si aggiungono 30 euro per ogni giornata di lavoro irregolarmente svolta.

 

Per leggere altri articoli di approfondimento sul contratto delle badanti sulle badanti conviventi o badanti ad ore, agenzie delle badantisostituzione badanti, oppure se vuoi scoprire quali sono tutti i passaggi per l’assunzione della tua badante, contattaci!

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Domande frequenti sul problema delle badanti in nero

Anche se non regolarizzata, una badante che ha lavorato in nero può far valere i propri diritti davanti a un giudice del lavoro.
Ha diritto a:

  • Retribuzione arretrata fino a 5 anni precedenti.
  • Contributi previdenziali e assicurativi (che il datore dovrà versare).
  • Indennità per ferie non godute, TFR, maternità o malattia non pagate.

Il lavoro in nero non annulla i diritti del lavoratore, ma espone il datore di lavoro a rischi legali e sanzioni economiche importanti.

Liquidare una badante in nero è complesso. In assenza di un contratto regolare, il datore può essere costretto a pagare:

  • Le retribuzioni arretrate (anche se già versate in contanti).
  • Le maggiorazioni per lavoro straordinario, notturno o festivo.
  • Il TFR, le ferie, le festività non godute.
  • Le sanzioni e i contributi INPS mai versati.

L’unico modo corretto per chiudere un rapporto con una badante non regolarizzata è:

  • Mettendola in regola retroattivamente (con tutti i contributi).
  • Formalizzando la risoluzione del rapporto con una lettera scritta.

In caso di contestazioni, il datore di lavoro dovrà dimostrare che la persona non ha mai lavorato presso il suo domicilio. È fondamentale:

  • Non lasciare tracce documentali (messaggi, bonifici, firme).
  • Evitare testimoni che possano confermare il lavoro svolto.
  • Tenere nota di eventuali richieste economiche o ricatti.

Tuttavia, la tutela migliore è regolarizzare da subito ogni rapporto di lavoro: il costo dell’assistenza familiare non è mai più alto delle conseguenze del lavoro in nero.

Il lavoro in nero è vietato dalla legge. Il datore rischia:

  • Una sanzione da 1.800 a 10.800 euro per ogni lavoratore non dichiarato.
  • Il versamento integrale dei contributi previdenziali e assicurativi.
  • Il rimborso delle retribuzioni non documentate.
  • Conseguenze civili e penali, soprattutto se la badante è senza permesso di soggiorno.

Il datore non è tutelato in caso di furto, malattia o infortuni sul lavoro. Inoltre, non può opporsi a eventuali richieste future da parte della badante.

Una badante senza permesso di soggiorno rischia:

  • L’espulsione dal territorio italiano.
  • L’impossibilità di ottenere un permesso futuro.
  • La non tutela in caso di infortunio o malattia.
  • La mancata iscrizione all’INPS, e quindi nessun diritto pensionistico o contributivo.

Tuttavia, se denuncia il lavoro nero o condizioni di sfruttamento, può accedere a tutele e permessi speciali previsti dalla legge.

I motivi possono essere diversi:

  • Percepisce il Reddito di Cittadinanza o altri sussidi e teme di perderli.
  • Non ha un permesso di soggiorno regolare.
  • Vuole evitare il fisco per conservare il 100% del salario.
  • È malinformata o teme che, una volta regolarizzata, il datore le chieda più obblighi o contribuzioni.

Articolo aggiornato il 08/07/2025