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Abbandono di anziani e la badante

L’assistenza agli anziani è un dovere morale e sociale che richiede attenzione e responsabilità.

Tuttavia, in alcuni casi, la figura della badante può trasgredire questo principio fondamentale, abbandonando gli anziani sotto la propria custodia. L’abbandono degli anziani da parte delle badanti non solo costituisce una violazione dei diritti umani, ma è anche un reato che richiede una risposta rigorosa da parte delle autorità competenti.

Il reato di abbandono degli anziani

Il reato di abbandono degli anziani da parte della badante convivente si configura quando la persona incaricata di fornire assistenza e cura agli anziani negligente nel proprio compito, lasciandoli in uno stato di abbandono materiale o emotivo. Questo comportamento è non solo moralmente riprovevole, ma anche legalmente perseguibile.

Le conseguenze dell’abbandono degli anziani da parte della badante possono essere devastanti. Gli anziani, già vulnerabili per via dell’età avanzata o delle condizioni di salute fragili, possono trovarsi privati delle cure di cui necessitano, esposti a rischi per la propria sicurezza e benessere. L’abbandono può manifestarsi in diversi modi, come la mancanza di assistenza nelle attività quotidiane, la negligenza nella somministrazione di farmaci o la mancanza di igiene e cura personale.

Esiste una norma del Codice penale (per la precisione l’articolo 591 Cod. pen.) che punisce l’abbandono di persone incapaci e, chiaramente, tra queste vi sono anche i vecchietti disabili o comunque non autosufficienti. Per comprendere quando scatta il reato di abbandono di anziani bisogna, innanzitutto, partire dal testo della norma; bisognerà, poi, leggere le sentenze che ne hanno interpretato il contenuto e che, giudicando su casi concreti, hanno fornito a giudici e cittadini le linee guida per stabilire i confini della condotta illecita.

A spiegare quando si rischia un’incriminazione penale è una recente sentenza della Cassazione. Cerchiamo allora di fare il punto della situazione. Partiamo dalla norma contenuta nel Codice penale (come abbiamo già detto si tratta dell’articolo 591 cod. pen.). Per quello che qui ci interessa, ecco il testo della disposizione.

«Chiunque abbandona una persona minore degli anni quattordici, ovvero una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa, di provvedere a se stessa, e della quale abbia la custodia o debba avere la cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni» (…).

La legge spiega che l’incapace è, ad esempio:

  • chi ha una malattia di mente;
  • chi ha una grave invalidità fisica;
  • chi è molto anziano.

Ma solo a condizione che questi non sia in grado di provvedere a sé stesso. Le tre ipotesi evidenziate dalla norma (malattia o età) sono indicate solo a titolo di esempio, ma la norma lascia spazio anche a «qualsiasi altra causa che non consenta di provvedere a sé stessi». La formulazione è, quindi, molto ampia e può contenere un vasto panorama di ipotesi.

Il reato si configura anche per un pericolo solo potenziale per l’incolumità della vittima. Si può anche trattare di un abbandono per pochi minuti: non è necessario restare assenti per giorni.

Badante o familiari: chi rischia il penale in caso di abbandono?

Ma chi deve badare a una persona anziana e quindi rischia il penale nel caso di abbandono? I figli? I nipoti? I fratelli? Le badanti?

Il Codice penale menziona solo coloro che ne hanno:

  • la cura;
  • oppure la custodia.

La cura è una relazione necessariamente giuridica che deve scaturire da una valida fonte, come la legge o un contratto ad esempio la badante. La custodia può essere, invece, una relazione di fatto (il convivente), a patto che sussista al momento dell’abbandono, al di là della sua origine. Il delitto di abbandono si configura anche per chi si sottrae in modo temporaneo e parziale alla «cura» e alla «custodia» dell’incapace.

Ad esempio, nel caso giudicato dalla Cassazione con la sentenza citata in apertura, i funzionari del servizio sociale avevano trovato una vecchietta abbandonata in un magazzino senza riscaldamento. È così scattato l’abbandono di incapace a carico del nipote che se ne era fatto carico volontariamente, d’accordo con il tutore dell’inabilitata e con l’autorizzazione del giudice. Ma solo per intascare metà della pensione sociale della nonnetta, ufficialmente per spese di sostentamento, salvo poi lasciarla in condizioni pessime.

Inevitabile la sanzione perché la norma incriminatrice tutela il valore etico-sociale della sicurezza per la persona fisica contro determinate situazioni di pericolo, più che il rispetto in sé dell’obbligo legale di assistenza. E, dunque, il reato scatta anche se il rischio per l’incolumità non si avvera: basta esporre la vittima all’eventualità. Inutile poi per l’imputato tentare di scaricare la responsabilità sul curatore dell’inabilitata, che non ha dovere di cura e custodia dell’anziana.

La Corte di Cassazione ha quindi pronunciato il seguente commento:

“Il dolo del delitto di abbandono di persone minori o incapaci è generico e può assumere la forma del dolo eventuale quando si accerti che l’agente, pur essendosi rappresentato, come conseguenza del proprio comportamento inerte, la concreta possibilità del verificarsi di uno stato di abbandono del soggetto passivo, in grado di determinare un pericolo anche solo potenziale per la vita e l’incolumità fisica di quest’ultimo, persiste nella sua condotta omissiva, accettando il rischio che l’evento si verifichi”.

Ciò che importa è che la persona offesa era incapace di svolgere le funzioni vitali essenziali in completa autonomia ed era stata lasciata sola dalle badanti, che invece avevano l’obbligo contrattuale di prendersi cura di lei.

Come contrastare l’abbandono degli anziani?

Per contrastare efficacemente il fenomeno dell’abbandono degli anziani da parte delle badanti, è necessario un approccio multi-dimensionale. In primo luogo, è fondamentale aumentare la consapevolezza sulla gravità di questo problema, sia tra le famiglie che assumono badanti ad ore, sia tra le stesse badanti. Le famiglie devono essere incoraggiate a selezionare la badante con cura, verificando le loro referenze e monitorando attentamente il loro comportamento.

In secondo luogo, è essenziale rafforzare i meccanismi di controllo e vigilanza sulle badanti, attraverso l’adozione di regolamenti e normative più stringenti e l’istituzione di organismi di controllo competenti. Le autorità competenti devono garantire che le badanti operino nel rispetto delle leggi e degli standard etici, e che siano sanzionate in caso di violazione.

Infine, è importante fornire alle badanti le risorse e il supporto di cui necessitano per svolgere il proprio lavoro in modo efficace e responsabile. Questo include una formazione adeguata sulle tecniche di assistenza agli anziani, nonché un sostegno psicologico ed emotivo per affrontare lo stress e le sfide legate al lavoro di caregiver.

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Articolo aggiornato al 24/04/2024