L’Italia: una certezza di lavoro per le badanti?

È vero infatti che le difficili condizioni vissute nel proprio paese di origine hanno fortemente contribuito alla decisione di migrare, ma questa è stata determinata, in ultima istanza e nella maggior parte dei casi, dalla certezza di avere un lavoro qui in Italia.

La chiamata dell’amica o della madre sembra quindi essere decisiva: molte donne sanno cosa verranno a fare e realizzano l’effettiva partenza proprio in virtù della certezza di questo impiego. Molte donne non hanno la certezza di avere un posto come badanti (badante convivente, badante ad ore o anche soltanto badante di condominio), sanno che troverebbero più facilmente lavoro rispetto al loro paese, ma soprattutto che avranno una paga maggiore. Rispetto all’ipotesi formulate quindi si può dire che in effetti quasi tutte le donne sanno della presenza di un mercato di lavoro per badanti o per babysittere colf conviventi o colf ad ore, e chi comunque non era a conoscenza della sua specificità sapeva, attraverso le notizie di parenti e amici, che le possibilità di trovare un impiego erano qua molto più alte, poiché alcuni lavori vengono rifiutati dagli italiani.

Badante Equilibrio famigliare

In tutto questo quindi, pur sottolineando l’importanza dei fattori pull, non devono essere trascurate le situazioni di difficoltà presenti nel paese di origine, anche se queste risultano essere di povertà relativa, piuttosto che di completa assenza di risorse. Questo però non è un particolare di poco conto: è proprio infatti la possibilità di guadagnare più facilmente rispetto al proprio paese che fa prendere in considerazione l’idea di partire. L’idea è quella di “sopportare” anni di sacrifici per poi tornare “a casa” e godersene i frutti, cosa che non potrebbe accadere restando a lavorare una vita, in condizioni magari non migliori, nel paese di origine. Per quanto riguarda la badante italiana, le sue esperienze lavorative sono molteplici. Da sempre però si è occupata dell’assistenza, sia a bambini che ad anziani; riportiamo una testimonianza di Luana: “Io in realtà volevo fare l’infermiera… poi però non ho potuto studiare e quindi non se n’è fatto di nulla… Però a me accudire le persone, che siano bimbi o anziani, m’è sempre piaciuto… sicché ho cominciato così… la prima anziana l’ ho guardata più di 20 anni fa… Ora dalla signora di ora ci sono da 14 anni… a me questo lavoro piace… mi piace prendermi cura delle persone… secondo me ci vuole passione per farlo… non è un lavoro come un altro…”.

Questa signora non è una donna che, in momento di crisi, ha deciso di diventare badante. Per Luana, anche se inizialmente tra i suoi progetti c’era quello di diventare infermiera, l’assistenza all’anziano è quasi una passione. Non è cioè stato un semplice ripiego, in mancanza di altro: tra le varie altre esperienze lavorative, questa è stata quella che le è piaciuta di più e che si avvicinava maggiormente a quella da infermiera. Passando invece alla presenza straniera c’è un dato che pare interessante prendere in considerazione: il ruolo del passaparola. Quando le famiglie cercano un’assistente familiare si fidano delle badanti straniere già conosciute. La ricerca quindi resta in questo ambito: si accetta, per necessità o per sopraggiunta fiducia, che queste non siano italiane, alimentando, e stabilizzando, la loro presenza all’interno di questo mercato. Questa forte presenza aveva già trovato conferma nei capitoli precedenti: prendendo in considerazione i dati relativi alla ricerca Irs83 si stima che su 740 000 collaboratrici domestiche, circa 700 000 siano straniere. Anche a livello regionale si può notare come il numero di donne straniere sia elevato: il 60% di tutte le collaboratrici risulta esserlo84, percentuale che scende al 51,7 se rivolgiamo lo sguardo alla sola Provincia di Lucca. Il dato, pur essendo fortemente ridimensionato rispetto alle stime Irs è comunque significativo perché si riferisce solo a coloro che risultano essere regolarmente assunte. E’ quindi chiaro che la presenza straniera è fortemente radicata e non ne esiste un’unica spiegazione: la richiesta di donne immigrate per svolgere questo lavoro non deriva solo dal rifiuto delle italiane, ma anche dal loro, più o meno forzato, assenso alle paghe e a impiegare praticamente tutto l’arco della giornata al servizio dell’anziano da assistere.

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