Che differenza c’è tra una badante in nero, comunitaria o extracomunitaria
Nell’ambito dell’assistenza domiciliare, la figura della badante (badante convivente o badante a ore) svolge un ruolo cruciale nel supporto alle persone anziane o con disabilità. Tuttavia, è importante comprendere le differenze tra una badante “in nero”, una comunitaria ed una extracomunitaria, sia dal punto di vista legale che pratico.
Entrambe sono badanti in nero, quindi non hanno un lavoro. Non hanno un lavoro riconosciuto. Vediamo questo cosa significa.
Cosa significa assumere una badante in nero comunitarie o extracomunitaria
La badante “in nero” opera senza contratto di lavoro regolare e senza essere regolarmente assicurata. Questa pratica, sebbene diffusa, è illegale e comporta rischi sia per l’assistito che per la badante stessa.
L’assenza di un contratto di lavoro implica l’assenza di diritti e protezioni per entrambe le parti, lasciando spazio a sfruttamento e abusi. Inoltre, senza un’adeguata selezione, formazione e supervisione, le badanti in nero possono rappresentare un rischio per la sicurezza e il benessere dell’assistito. La mancanza di regolamentazione e di controlli può portare a situazioni di abuso, negligenza o maltrattamenti.
Offrendo un lavoro in nero, il datore di lavoro, deve mettere in preventivo l’eventualità che a fine lavoro la badante gli faccia una vertenza, che quasi sempre vincerà. Basta che ci siano persone (futuri testimoni) che la vedano, vicini, medico, farmacista, negozianti, portalettere ecc. frequentare la famiglia per la quale lavora. Nel caso dovesse esserci un infortunio i guai per il datore di lavoro si moltiplicherebbero.
L’economia sommersa generata dall’assunzione di badanti in nero comporta perdite significative in termini di entrate fiscali e contributi previdenziali. Questo indebolisce il sistema sanitario e sociale, limitando le risorse disponibili per garantire un’assistenza di qualità a tutti i cittadini. In aggiunta a ciò, L’assunzione di badanti in nero alimenta un sistema ingiusto e sfruttativo, che svaluta il lavoro domestico e di assistenza. Questo contribuisce a perpetuare disuguaglianze sociali ed economiche, compromettendo la dignità e i diritti dei lavoratori.
Assunzione in nero: cosa significa per le badanti
Accettando un lavoro in nero non si ha diritto a nulla perchè non si è in nessuna regola e nessun contratto, TFR (un mese all’anno in più pagato a fine lavoro), ferie (26 giorni pagati all’anno pur restando a casa propria), permessi retribuiti, corsi di riqualificazione, tredicesima (un mese in più pagato a Natale), contributi Inps validi per la pensione di vecchiaia, tutela in caso di malattia ecc.
Una lavoratrice extracomunitaria, oltretutto, senza bollettini Inps, non rinnova il permesso di soggiorno al SUI (sportello unico immigrazione) quindi diventa una clandestina che rischia, se scoperta, di essere rispedita nel proprio paese, mentre una lavoratrice comunitaria, può sempre tornare al suo paese in auto, rifare al massimo un permesso turistico e tornarsene in Italia quando vuole.
In ogni caso, che sia una badante comunitaria od extracomunitaria, cegliere una badante deve essere un processo ponderato e responsabile. Optare per una badante “in nero” può sembrare una soluzione economica a breve termine, ma comporta rischi legali e umani significativi. Preferire una badante comunitaria o extracomunitaria con regolare contratto di lavoro offre maggiori garanzie di sicurezza e rispetto dei diritti. Inoltre, la regolarità dell’impiego contribuisce alla creazione di un rapporto di fiducia e stabilità tra l’assistito e l’assistente domiciliare.
Articolo aggiornato al 16/04/2024



