Badante contributi

Case di riposo e ore lavorate non registrate

Le notizie corrono veloci e sui giornali si legge che durante un controllo dell’Ispettorato del Lavoro di Ravenna è stato riscontrato che in una casa di riposo per anziani v’erano badanti assunte alle quali non veniva registrato integralmente il proprio orario di lavoro. In particolare, dall’approfondimento investigativo e dai riscontri documentali gli ispettori hanno accertato che da mesi, nonostante le badanti eseguissero l’orario di lavoro previsto dal contratto, la ditta che le occupava non registrava correttamente le ore svolte, violando la normativa sulla contrattazione collettiva ed evadendo, in tal modo, la contribuzione obbligatoria.

E’ stato anche accertato che per alcune badanti impiegate nei turni di notte il datore di lavoro non le aveva sottoposte alle visite mediche, riducendo in tal modo gli oneri sulla Sicurezza sul Lavoro ed esponendo le lavoratrici a rischi.

Al termine delle verifiche sono state elevate contravvenzioni pari a 5 mila euro ed è stata accertata una evasione contributiva pari a 20 mila euro. Come notiamo non è difficile trovare situazioni di illegalità che approfittano della “ignoranza” delle lavoratrici o delle loro difficoltà per non seguire alla lettera la disciplina in materia e per eludere la legge.

Ma diamo una occhiata alle conseguenze: la prima sanzione è per l’omessa assunzione che va da un minimo di 200,00 € a un massimo di 500,00 €. La seconda invece è per la mancata iscrizione all’Inps del lavoratore e si applica una sanzione che va da un minimo di 1.500,00 € a un massimo di 12.000,00 €, in base alla decisione della Direzione Provinciale del Lavoro. Infine, il datore di lavoro dovrà risarcire anche lo Stato Italiano e le sanzioni vanno da un minimo del 30% a un massimo del 60% in base al periodo d’evasione. In ogni caso, la sanzione minima è di 3 mila euro.

Badante Postumi Covid

 

E la badante?

Quest’ultima non rischia alcuna ripercussione, a meno che non si verifichi una specifica situazione e cioè quando si lavora a nero mentre si prende la disoccupazione NASPI si rischia non solo il ritiro della prestazione a sostegno del reddito, ma di conseguenza si devono restituire tutte le mensilità ricevute sino al momento in cui non si è stati scoperti a lavorare in nero, o non si è fatta causa al datore di lavoro. Ma che cos’è di preciso? La Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASPI) è una indennità mensile di disoccupazione, istituita dall’articolo 1, decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22 che sostituisce le precedenti prestazioni di disoccupazione ASpI e MiniASpI in relazione agli eventi di disoccupazione involontaria che si sono verificati a decorrere dal 1° maggio 2015 e che viene erogata su domanda dell’interessato.

Un’altra situazione riguarda l’ipotesi in cui si è presentato in precedenza all’Inps o al Centro per l’Impiego lo “stato di disoccupato”, anche senza percepire alcuna indennità, perché si è accusati di falsità ideologica e si è perseguibili per legge, con una sanzione che può raggiungere anche i due anni di reclusione. Ogni mese, infatti, il datore di lavoro domestico è chiamato ad elaborare la busta paga della propria colf o badante ove sono indicati nel dettaglio tutti gli estremi del contratto, le presenze e le assenze del mese, il totale delle competenze spettanti, il numero di ore lavorate, il numero delle ore retribuite sulle quali, in base alle settimane complete del mese, si calcolano i contributi a carico della colf o badante.

Attraverso l’elaborazione del cedolino quindi il datore trattiene alla collaboratrice i contributi a carico di quest’ultima che poi andranno versati unitamente a quelli del datore con cadenza trimestrale stabilita dall’Inps.

Cerchiamo allora di capire meglio quali sono gli elementi della busta paga.

  • Prima di tutto viene indicato in verde, nella parte destra del frontespizio, il mese e l’anno di riferimento del cedolino. Nella prima riga oltre alla “Data Assunzione”, la “Data Cessazione”, la scadenza prefissata in caso di tempo determinato e il numero di scatti di anzianità maturati dalla collaboratrice, che per collaboratori domestici maturano ogni biennio per un massimo di 7 scatti.
  • Nella seconda riga viene indicata la “% Part-time” che è il rapporto matematico tra le ore inserite come orario standard nel contratto di assunzione e il tempo pieno previsto dal CCNL: 40 ore settimanali per un non convivente. La percentuale di part-time viene indicata solo per i rapporti di non convivenza, considerato che in caso di convivenza la retribuzione mensile resta sempre la stessa, anche se il rapporto non è a tempo pieno (54 ore settimanali). Nella stessa riga vengono visualizzati il “Livello” e il regime di “Convivenza” applicati al rapporto di lavoro.
  • Nella terza e quarta riga invece sono indicati gli elementi che compongono la paga, su base oraria per i collaboratori non conviventi e invece su base mensile per i conviventi. “Paga base” è la paga prevista dal contratto collettivo per l’anno di riferimento, che viene aggiornata all’inizio di ogni anno dalle associazioni di categoria appositamente riunite. Lo “Straordinario Forfetizzato” è invece l’importo corrisposto al collaboratore domestico per compensare, in modo forfettario, gli straordinari che verranno lavorati nel mese e la “Indennità Assorbibile” e “Acconto Futuri Aumenti” sono valori corrisposti in aggiunta al minimo sindacale e sono assorbibili in occasione di un aumento contrattuale deciso dai sindacati.
  • Nelle ultime righe, sul fondo del corpo del cedolino vengono visualizzati i dati relativi alla persona assistita e la modalità con cui il datore retribuisce la collaboratrice (contanti, assegno o bonifico in c/c).

Molte, come notiamo, sono le informazioni di cui occorre essere a conoscenza per realizzare un rapporto di lavoro nella piena legalità.

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