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Licenziare la Badante per il Coronavirus: quando avere paura

In Italia ci sono 871 mila lavoratori domestici regolari, che rischiano di restare esclusi dall’allargamento degli ammortizzatori sociali (cassa integrazione in deroga, fondo di integrazione salariale) che sarà deciso col nuovo decreto legge economico che il governo approverà venerdì. In attesa che il nodo venga sciolto, già molte famiglie, a causa del coronavirus, hanno deciso di non far venire più in casa colf, badanti e baby sitter. Per attenuare l’impatto economico della decisione ed evitare il licenziamento si possono intanto utilizzare, in accordo tra le parti, gli strumenti offerti dal contratto di lavoro, ovvero ferie e permessi. Le ferie possono anche essere anticipate se il lavoratore non le ha ancora maturate. In questo modo si garantisce, sia pure per poco tempo, una retribuzione al dipendente senza interrompere il rapporto di lavoro.

Se il lavoratore viene licenziato per impossibilità sopravvenuta della prestazione può impugnare il provvedimento, ad esempio perché ritiene che sia eccessivo e che una futura ripresa della sua attività possa sussistere senza particolari problemi? La risposta è positiva: il dipendente può impugnare il licenziamento, con le modalità ed i termini generalmente validi. Dovrà, però, dimostrare la concreta possibilità di essere adibito alle mansioni precedentemente svolte, o manifestare la disponibilità a essere adibito anche a mansioni non equivalenti, ed eventualmente inferiori.

Il datore dovrà, invece, fornire la prova delle attività che possono essere svolte in azienda e l’impossibilità di adibire il dipendente a queste attività per ragioni di organizzazione tecnico-produttiva

Perché il licenziamento per giustificato motivo oggettivo sia legittimo:

  • deve essere provata la sussistenza della motivazione alla base della risoluzione del rapporto;
  • deve esserci un nesso di causalità tra la motivazione e il licenziamento di quel lavoratore;
  • deve risultare impossibile adibire il lavoratore a mansioni diverse (cd. onere di repêchage).

L’impugnazione richiede un qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, e deve avvenire entro 60 giorni di calendario da quando il lavoratore ha ricevuto la lettera di licenziamento

Ad oggi, con l’impennata dell’epidemia da coronavirus degli ultimi giorni anche in zone inizialmente non considerate a rischio, si ritiene che la sospensione sia una misura di prevenzione, riconducibile all’adempimento dell’obbligo di piena tutela psicofisica dei lavoratori gravante sul datore di lavoro.

L’obbligo, per il datore di lavoro, di attuare tutte le misure necessarie per tutelare la salute dei lavoratori, si concretizzerebbe infatti in un’ipotesi di impossibilità sopravvenuta della prestazione.

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