Intervista alla Badante Leona
(tutti i nomi di persona, luoghi ed d’altro citati nella presente intervista sono frutto della fantasia, per tutelare la privacy delle persone realmente intervistate da un membro del nostro team, che si è recato personalmente dalla badante intervistata; altresì ci teniamo a precisare che l’intervista è stata effettuata rispettando le norme vigenti di distanza della sicurezza)
AES: Carissima, grazie per esserti prestata a questa nostra intervista!
Leona: Grazie a voi! Qua nessuno chiama manco per sbaglio!
AES: In che senso? Raccontaci un po’ come stai trascorrendo questo periodo.
Leona: Guarda, il periodo che stiamo affrontando, soprattutto noi di questa fascia lavorativa, è stato fortemente penalizzato. Ad oggi non sappiamo praticamente nulla!
AES: Ma tu lavori – e puoi dircelo chiaramente perché questa intervista è nei rispetti della privacy – a nero, oppure sotto regolare contratto?
Leona: Io da 5 anni lavoro sotto contratto regolare verso una famiglia, ma faccio al badante da praticamente 20 anni!
AES: Caspita! Come hai inziato?
Leona: Io ho sempre avuto la propensione all’assistenza anziani, e da ragazza avrei voluto studiare Scienze Infermieristiche, ma purtroppo provenivo da una famiglia molto povero ed ho dovuto rimboccarmi le maniche!
AES: Quindi a 18 ti rendi conto di non poter studiare e che fai?
Leona: Mi sposo! Sì, mi sposo a 19 anni, più per una voglia di indipendenza, di distacco dalla mia famiglia verso cui provavo rancore. Ma purtroppo le cose non si misero bene.
AES: Cioè?
Leona: Il mio oramai “ex” era una persona che beveva molto ed incline alla violenza. E voi direte: ma allora perché ti sei sposata? Semplice: ci conoscemmo e stemmo insieme, io rimasi incinta e si raffazzonò un matrimonio. Ma il dolore più grosso venne dopo…
AES: Cosa?
Leona: Persi il mio bambino al sesto mese, e dunque oltre il dolore della perdita di un figlio si sommò il fatto d’essere chiusa in una casa con una persona che conoscevo poco! Perché, tengo a dire, io mi sposai che ero al primo mese di gravidanza; mai avrei potuto immaginare una tragedia simile.
AES: Mi dispiace davvero tantissimo!
Leona: Ma le cose non finirono lì. Il mio “ex” marito cominciò a usare violenza verso di me, e quando arrivò a schiaffeggiarmi in pubblico, quel giorno preciso, presi le mie cose e andai via! Non l’ho denunciato, però. Non ne valeva la pena, e poi perché pensavo che una denuncia mi avrebbe costretta ad avere ancora a che fare con lui.
AES: E come sei arrivata a fare la badante?
Leona: Prima mi trasferii in un’altra regione, e con dei risparmi che mi offrì mia sorella mi portai avanti con l’affitto di una casa per un paio di mesi, e per mangiare il minimo. Mi misi immediatamente in cerca di un lavoro. Allora avevo 24 anni. Trovai lavoro in una panetteria.
AES: Continuo però a non sapere come si è arrivati a fare la badante!
Leona: Un po’ di pazienza. Io mi ambientai bene sia nel quartiere sia nel lavoro che facevo, oltre a stare al bancone per racimolare qualcosa in più chiesi di imparare a fare “gli impasti”, ed a fare le notti. Dormivo 3-4 ore al giorno: la notte lavoravo a fare gli impasti ed il pomeriggio fino all’alba lavoravo prima al bancone e poi di nuovo al forno. Feci questa vita per 5 anni: fu massacrante ma mi consentì di mettere da parte una ingente somma di denaro per cercare un altro lavoro.
AES: Hai deciso di intraprendere gli studi?
Leona: Bravissimo! Mi misi a studiare, e per tre anni mi dedicai solo a quello. Utilizzai tutte le mie scorte economiche e ci riuscii, mi laureai con 110 e lode. Purtroppo le cose si complicarono dopo, o meglio, cambiarono!
AES: In che senso?
Leona: Come ti dicevo, mi ero integrata davvero bene nell’ambiente, ed anche un giro di clientela si può dire che vi fosse anche e soprattutto grazie a me. Alla panetteria – diciamo così – venivano soprattutto signore molto anziane per prendere il fabbisogno quotidiano. Un giorno mi accorsi che da tempo non si presentava più in negozio la Signora Adele, e chiesi di lei; mi si disse che era oramai a casa e che non riusciva più a deambulare bene, e che dunque tutte le faccende le faceva fare ai figli o ai nipoti. Dopo la mia laurea, si sparse la voce, e fu proprio la figlia a chiedermi di assisterla!
AES: Bene!
Leona: Il problema fu la regolarizzazione del contratto; purtroppo anni fa ancora le badanti erano delle vere e proprie fantasmi della nostra società, e mi offrirono un bel po’ di denaro in cambio dei miei servizi. Accettai. Avevo sì una laurea, ma senza un soldo!
AES: Scusami, ma il tuo “ex” marito accettò di buon grado l’abbandono, non ti cercò più?
Leona: Questo punto l’avevo sorvolato a posta… Ma lo dirò comunque. Dopo due anni venni a sapere che era deceduto a seguito di un incidente stradale. Non andai al suo funerale. Ma un giorno presi un permesso e mi recai dove era seppellito. Per quanto fosse stato crudele certamente con quell’uomo avevo condiviso un “quasi-figlio”; e chissà dove sarei se fosse nato.
AES: La cosa che mi dispiace di più e che queste vicissitudini si siano accanite contro di te!
Leona: Io ormai ho accettato ciò che mi è capitato. Alla morte della Signora Adele, entrai nella casa dove sono tuttora, e dove lavoro “regolarmente”.
AES: Guarda ti auguro tutto il bene di questo mondo! Leona: Grazie mille!











