RSA Covid Lombardia

L’autogol della Lombardia e l’inchiesta nel Caso delle Case di Riposo nelle Fonti Odierne

Secondo un rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità, nei mesi di febbraio e marzo in 266 RSA della Lombardia 1.625 persone sono morte per COVID-19 o sintomi influenzali riconducibili alla COVID-19. Le RSA sono residenze sanitarie assistenziali, strutture non ospedaliere ma comunque di cura per persone non autosufficienti, soprattutto anziani, che non possono essere assistite in casa. Il dato è ancora incompleto, visto che coinvolge solo una parte minoritaria delle circa 700 strutture del genere presenti in regione, ma sembra comunque confermare un sospetto che circolava da tempo: centinaia se non migliaia di persone sono morte nelle RSA senza che venisse effettuato loro un tampone, sfuggendo così alle statistiche ufficiali.

Passano i giorni e aumentano i fronti d’indagine sulle residenze sanitarie assistenziali della Lombardia.

Se in una prima fase la maxi inchiesta sul Pio Albergo Trivulzio e altre rsa milanesi ha puntato il dito sulla Regione per i trasferimenti dei pazienti covid-19 dagli ospedali, i magistrati ora guardano anche ad una lunga serie di ricoveri sospetti. Si tratta di malati, molti dei quali con polmoniti, accolti nelle case di cura per anziani senza aver effettuato il test del tampone. Spostamenti, questi, che sono avvenuti non sulla base della famosa delibera dell’8 marzo ma per l’esistenza di convezioni, già in atto da tempo, sulle degenze nelle case di riposo provenienti da strutture sanitarie. Più di 150 solo al Pio Albergo Trivulzio, il più grande polo geriatrico d’Italia, dove martedì i finanzieri si sono fermati fino alle due di notte, per sequestrare «documentazione amministrativa e sanitaria, sia istituzionale (delibere, registri, fascicoli personali, cartelle sanitarie), sia informale (bozze, agende, corrispondenza, carte di lavoro) indispensabile per l’accertamento dei fatti», come si legge nel decreto firmato dai pm Mauro Clerici e Francesco De Tommasi. Il sequestro di tutti i documenti, una mole enorme con cui i finanzieri hanno riempito diverse auto oltre a fare copia forense di computer e supporti elettronici, si è reso necessario per via della «concreta possibilità che possano essere dispersi, deteriorati o alterati». In pratica che qualcuno li faccia sparire. Così nel fascicolo, che per ora vede indagati solo il dg Giuseppe Calicchio e lo stesso Trivulzio, in base alla legge 231 sulla responsabilità degli enti, sono stati acquisiti «statuti e regolamenti in atto, la convenzione con Regione Lombardia, il Documento di valutazione dei rischi, anche biologici, il modello organizzativo». E pure le «disposizioni impartite da organi regionali e da Ats in relazione all’emergenza Covid19, la corrispondenza informale con gli uffici regionali, gli ordini e le disposizioni al personale, i verbali di consegna dei dispositivi di protezione».

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