Decreto cura Italia Badanti

Il decreto “Cura Italia” e le Badanti

In questi giorni abbiamo assistito a qualcosa di apocalittico ed imprevedibile.

Migliaia di persone – destinate a diventare milioni – sono state colpite dal COVID19 senza alcuna possibilità di curarsi se non in modo sperimentale. E’ stata definita la più grande crisi italiana dal dopoguerra in poi: e infatti gli scenari a cui siamo aperti sono di stampo postbellico.

Tuttavia il Governo per fronte a questa emergenza ha deciso di mettere sul tavolo alcune possibili soluzioni per “salvare capra e cavoli”, ovvero: evitare un crack finanziario da una parte, e dall’altra dare la possibilità a tutti di essere tutelati e di avere una paga, seppur minima, a seguito di questa forzata pausa delle attività. No alla cassa integrazione in deroga per colf, badanti e baby sitter, sì allo slittamento dei contributi previdenziali. Sono queste alcune delle principali novità che riguardano il comparto domestico introdotte dal Decreto legge “Cura Italia”. Poche. Troppo poche. Misure insufficienti per sostenere un settore che ha a che fare con la vita di 10 milioni di persone, ovvero circa un sesto di tutta la popolazione italiana. Famiglie che rappresentano lo zoccolo duro del welfare italiano.

Un sistema ‘fai da te’ nato per soddisfare un’esigenza di assistenza a cui lo Stato, da anni, non è ormai più in grado di trovare risposte adeguate. Come per la sanità, il Decreto “Cura Italia” avrebbe potuto rappresentare un cambio di passo. Ma purtroppo, ancora una volta, si è coscientemente deciso di non investire nel welfare, lasciando sole famiglie, donne, stranieri, anziani e bambini. Ora che il Decreto è legge auspichiamo che si possano mettere a punto dei meccanismi operativi chiari che, ancora una volta, non escludano il comparto, non solo per quanto riguarda l’erogazione dei buoni per pagare la baby sitter ma anche e soprattutto per il Reddito di Ultima Istanza. Uno strumento di sostegno al reddito nuovo, destinato a chi ha cessato, ridotto o sospeso l’attività lavorativa al quale devono avere accesso anche i domestici, così come al Premio da 100 euro per chi, invece, ha continuato a lavorare. Su questo ci aspettiamo che il Governo dia al più presto indicazioni. Dal ministero del Lavoro, in via informale, per il momento assicurano solo che le colf saranno coperte invece dall’articolo 44 del decreto.

Quello che prevede l’istituzione del “Fondo per il reddito di ultima istanza”: un grande calderone, con un limite di spesa di 300 milioni, che dovrebbe coprire tutti coloro rimasti senza cassa o indennità, inclusi i professionisti iscritti agli ordini. Nelle prime bozze del decreto, per accedere al fondo, era comparso un tetto massimo di reddito di 10mila euro – salito a 20mila dopo che Assindatcolf ha fatto notare che una lavoratrice domestica a tempo pieno ha una busta paga di 16-17mila euro. Ma alla fine, nel testo firmato dal presidente della Repubblica, è scomparsa ogni soglia di reddito.

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