Sospendere il contratto badante coronavirus

Emergenza coronavirus: sospendere il contratto con la badante

AES DOMICILIO è un’associazione socio-assistenziale che da oltre dieci anni si occupa dell’assistenza domiciliare, e cerca di tutelare al massimo sia le famiglie che si rivolgono a noi, sia le persone che scegliamo per la vostra assistenza domiciliare (ed in particolare: colf e badanti). Il punto fondamentale è che, purtroppo, queste professioni vengono svolte per lo più a nero, e le irregolarità in Italia sono altissime.

Il lavoro a nero dà solo illusoriamente la percezione di essere “pagati di più”, ma in realtà taglia fuori una serie di diritti di cui godranno maggiormente proprio le badanti! O meglio: entrambe le parti, cioè anche le famiglie. In caso di incidente domestico, in caso di licenziamento improvviso, in caso di cambio di badante repentino – di tutte queste azioni dovranno rispondere a noi. Il punto fondamentale è che questo periodo ha scatenato un vero e proprio “boom” di licenziamenti delle badanti. Ma fino a che punto ciò è lecito? Ma innanzitutto chiediamoci perché?

A primo acchito ci verrebbe da pensare: ma come gli anziani stanno a casa e devono essere dunque aiutati maggiormente dalle badanti! Questo discorso è vero finché il paziente vive da solo; ma se il paziente ha una sua famiglia, durante questo periodo verrà assistito dalla propria famiglia, e dunque la figura della badante risulta superflua ed inutile. Il problema è che si stanno rivolgendo a noi anche moltissime famiglie, proprio per informarsi come non incorrere nel licenziamento ma piuttosto nella “sospensione” del servizio badanti. Vediamo come: L’attività di lavoro domestico può proseguire sia a ore che a tempo pieno anche nel periodo di emergenza Covid-19. Tuttavia, a fronte della situazione di emergenza, le famiglie possono valutare la sospensione del rapporto ricorrendo ad assenze retribuite o non retribuite, a periodi di ferie o anticipazioni del Tfr, evitando così di licenziare.

  • Il primo è l’utilizzo di un periodo di permesso retribuito, qualora non si voglia far pesare economicamente la sospensione al collaboratore. Un’ipotesi che può essere adottata soprattutto in caso di un impegno per poche ore alla settimana, come effettivamente si sta verificando, secondo quanto rilevato da Assindatcolf, ma che diventa economicamente rilevante per il datore di lavoro nel caso di un impegno orario più consistente.
  • Una alternativa è il permesso non retribuito che, a fronte della situazione attuale, potrebbe essere disposto dalla famiglia ma per il quale, secondo Andrea Zini, vicepresidente dell’associazione, sarebbe comunque opportuno trovare un accordo scritto. In alternativa si può ricorrere alla fruizione delle ferie, qualora ve ne siano di residue. In questo caso l’assenza retribuita potrebbe essere combinata con il permesso non retribuito, in modo da trovare un bilanciamento tra oneri a carico del datore di lavoro e penalizzazione per la collaboratrice.

 

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