Nazionalita badanti migliori

L’etnia della badante influisce sulla professionalità?

Nella società odierna, il ruolo delle badanti è sempre più cruciale, specialmente in contesti in cui la popolazione invecchia e le esigenze di assistenza aumentano.

Tuttavia, si è spesso dibattuto se l’etnia della badante abbia un impatto sulla sua professionalità e sull’efficacia dell’assistenza fornita. Questo tema solleva questioni delicate legate alla discriminazione, alla diversità culturale e all’uguaglianza sul luogo di lavoro.

Una delle domande più frequenti che circolano tra le persone che cercano una badante è: “ma secondo te di che nazionalità sono le badanti migliori?”.

Questa è una domanda a cui AESDOMICILIO risponde dicendo che la professionalità è ciò che conta non il luogo di provenienza.

Di fatti si tende a pensare che una badante italiana sia più “affidabile” di una badante, ad esempio, ucraina o ungherese, o svizzera, etc. questo perché si rimane legati solo alla superficie delle cose, perché si pensa troppo facilmente che, magari, una badante straniera non capisca la lingua italiana e dunque cosa le si chieda.

Questo è vero solo a metà, poiché: trovare una badante autonomamente e quindi a “nero” implica un alto tasso di rischio, in quanto nessuno conosce cosa realmente quella persona faccia o abbia fatto in passato pur presentandosi come “badante professionista”; ciò significa affidarsi esclusivamente alle parole di una persona che di fatto non si conosce.

Le famiglie si chiederanno: “ma che differenza c’è tra scegliere noi una badante e farla scegliere ad un’agenzia, in quanto, comunque, ci si deve affidare alle parole della badante?” – è questa una domanda lecita ma, se si conosce il modo di operare di AESDOMICILIO, è una domanda ingenua.

Infatti uno dei momenti più importanti nella scelta di una badante è il momento detto dello “screening”, ovvero di “scrutinio”, cioè: le badanti che si presentano a colloquio vengono analizzate da i nostri professionisti i quali pongono determinate domande alle badanti, atte a far emergere le loro competenze e le loro fragilità – anche di tipo cognitivo, cioè, la comprensione della lingua.

Non bisogna mai discriminare i badanti per ragioni legate all’età o l’etnia, ma bisogna focalizzarsi su altri aspetti quali l’empatia, l’esperienza maturata e la conoscenza della lingua.
In un mondo sempre più globalizzato, le differenze culturali sono diventate una caratteristica inevitabile dei contesti lavorativi, inclusa l’assistenza domiciliare.

Mentre l’etnia di una badante può portare con sé prospettive culturali diverse, è fondamentale comprendere che l’efficacia della cura non dipende esclusivamente da tale variabile. La competenza interculturale diventa pertanto essenziale per garantire una comunicazione efficace e una comprensione reciproca tra badante e assistito.

Più importante dell’etnia è la competenza professionale della badante e la sua capacità di adattarsi alle esigenze specifiche dell’assistito. La formazione e l’esperienza professionale svolgono un ruolo fondamentale nel determinare la qualità dell’assistenza fornita. Indipendentemente dall’etnia, una badante che possiede le giuste competenze e un atteggiamento empatico può offrire un’eccellente assistenza domiciliare.

Ogni persona, indipendentemente dall’etnia, ha le proprie capacità, punti di forza e debolezze. Pertanto, è essenziale evitare generalizzazioni e giudizi basati unicamente sull’origine etnica. Ogni badante dovrebbe essere valutata in base alle sue competenze, alla sua dedizione e alla sua capacità di stabilire un rapporto empatico con l’assistito.
La discriminazione basata sull’etnia è una forma di ingiustizia che mina non solo la dignità dei lavoratori, ma anche la qualità dell’assistenza fornita. È fondamentale promuovere ambienti di lavoro inclusivi e rispettosi della diversità, in cui le persone siano giudicate esclusivamente per le loro capacità e il loro comportamento professionale.

La nostra politica è quella per cui non esiste una badante migliore dell’altra sulle basi della nazionalità di provenienza, bensì sulle basi della professionalità e della competenza.

Facciamo degli esempi:

si presenta una badante italianissima, giovane, servizievole, ma che non ha mai avuto a che fare né con anziani, né con pazienti affetti da Alzheimer o Parkinson, né ha alcun titolo infermieristico: comprende benissimo l’italiano e si candiderebbe a “nipotina perfetta”; poi si presenta una badante ungherese, di mezza età, che ha già fatto questo mestiere, che ha avuto a che fare con anziani e pazienti, ha un titolo infermieristico ma non parla benissimo l’italiano sebbene viva in Italia da 20 anni.

Secondo il nostro giudizio è più auspicabile “arruolare” la seconda – che certamente dovrà presentare i titoli che professa, e dovrà rispondere alle domande mirate circa il modo di intervenire in caso di Alzheimer o Parkinson (badante per Alzheimer o Parkinson)– poiché non basta candidarsi come “nipotina perfetta” – la badante sebbene investa anche un ruolo affettivo non deve essere una “nipotina” ma un supporto professionale alla vita del paziente.

In conclusione, l’etnia della badante non dovrebbe essere considerata un indicatore affidabile della sua professionalità o della qualità dell’assistenza che offre. Piuttosto, dovremmo concentrarci sul riconoscimento delle competenze individuali, sulla promozione della diversità culturale e sulla lotta contro la discriminazione sul luogo di lavoro. Solo creando ambienti inclusivi e valorizzando le competenze professionali potremo garantire un’assistenza domiciliare di alta qualità per tutti.

AES DOMICILIO seleziona ad hoc la badante che occorre alle vostre esigenze, grazie al nostro team di screening il quale oltre che a vagliare le competenze della badante, cerca, immediatamente, di creare un profilo che possa soddisfare le esigenze.
AES Domicilio ha a disposizione un grande database di badanti nelle province del Nord Italia (badante a Como, badante Monza, badante Lecco, badante Milano, ecc.).

Articolo aggiornato al 03/05/2024