Regolarizzazione delle badanti: il fallimento di una manovra statale

Introduzione

Probabilmente uno dei provvedimenti del governo Conte bis più importante e discusso, su cui si è detto tutto ed il contrario di tutto è la sanatoria dei migranti di Teresa Bellanova.

L’allora Ministro delle Politiche Agricole adesso dimissionaria dopo la crisi di governo provocata da Matteo Renzi e da Italia Viva (partito della Bellanova ndr) ha voluto fortemente introdurre la sanatoria per regolarizzare gli stranieri irregolari e per fare emergere il lavoro nero troppo diffuso sia in agricoltura che nel lavoro domestico, che sono i due settori dove la misura avrebbe dovuto funzionare. Usiamo il condizionale perché la misura per entrambi gli obbiettivi pare abbai fatto flop.

Le impossibili sanatorie

La sanatoria ha funzionato poco e questo è un dato di fatto che si evince dai numeri del provvedimento. Probabilmente, allo stato attuale delle cose, è servita solo a regolarizzare in parte quei lavoratori senza permesso di soggiorno. In effetti si contano 207mila domande di regolarizzazione dei dipendenti senza permesso di soggiorno. Per quanto riguarda l’emersione del lavoro nero, che nel settore domestico è diffuso da tempo, poco o niente è stato ottenuto. Infatti solo  1.084 sarebbero state le richieste di regolarizzazione di lavoratori che fino all’entrata in vigore della sanatoria erano in nero. I  numeri di cui parliamo sono quelli che anche l’Inps ha, come dimostrano anche i commenti dell’ex Presidente dell’Istituto, Tito Boeri. Nessun impatto rilevante per la misura, questo il concetto che anche Boeri ha rimarcato. Tra lavoro nei campi e settore domestico la misura ha di fatto fallito i suoi obbiettivi.

Sono solo 30mila le richieste pervenute e riferite al lavoro agricolo. E la situazione è ancora peggiore nel lavoro domestico, quello di colf e badanti. In totale sono emersi 177mila rapporti irregolari tra dipendenti in nero e dipendenti privi di permesso di soggiorno. Che i numeri per il settore domestico siano fallimentari lo dimostra il fatto che circa 1,2 milioni sarebbero gli addetti irregolari in Italia, mentre senza permesso di soggiorno sarebbero ben 250mila.

Cosa non è cambiato

Le associazioni di categoria per i lavoratori domestici non hanno nascosto delusione al riguardo. Lo dimostra per esempio il Presidente di Assindatcolf “Andrea Zini” che oltre a evidenziare i numeri e a commentarli in modo negativo (e non poteva essere il contrario), ha aperto ad uno scenario ancora più allarmante.

Infatti se è vero che la gran parte delle posizioni di assenza di permesso di soggiorno sono state sanate, questo non vuol dire che allo stesso tempo sia stato debellato il lavoro nero. Infatti è assai ipotizzabile che i lavoratori la cui posizione sta per essere sanata, cioè che presto otterranno l’ok al permesso di soggiorno in virtù della regolarizzazione, una volta ottenuto l’ok torneranno in nero.

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