L’accesso e la fruibilità dei servizi socio-sanitari territoriali: la badante e ciò che la circonda

Un primo aspetto strutturale ha a che fare con la disomogeneità quantitativa e qualitativa di tali servizi sul territorio nazionale.

È evidente infatti che la prossimità dei servizi e la capacità di fornire una risposta tempestiva ed adeguata alle sollecitazioni dell’utenza (anche quella straniera) contribuiscono in maniera significativa al benessere complessivo di un territorio e di chi lo abita. Vi sono poi altri fattori che determinano il mancato accesso ai servizi, fra di essi la scarsa conoscenza da parte dei lavoratori stranieri dei servizi erogati e delle modalità di accesso.

Nelle aree metropolitane la ricchezza dell’offerta non costituisce di per sé una garanzia all’accesso: l’assenza, in alcuni casi, di un marketing dei servizi strutturato e di procedimenti di comunicazione interculturale che sappiano presentare l’organizzazione complessa del sistema dei servizi e la diversità di funzione e offerta dei diversi nodi della rete, depotenzia le opportunità inclusive che i sistemi di welfare diffuso vorrebbero ottenere. Le comunità straniere e/o le associazioni, “luoghi” di riferimento nei giorni di riposo, potrebbero rappresentare un’importante risorsa per gli immigrati che vi fanno riferimento, ma troppo spesso risultano trascurate, se non addirittura invisibili.

Maggiore partecipazione, coinvolgimento, dialogo, nonché sostegno sia economico che rivolto agli aspetti, per esempio, formativi, potrebbero incentivare questi “luoghi” come catalizzatori e mediatori di integrazione. Se la difficoltà sta proprio nell’integrazione, in alcuni casi alle lavoratrici straniere rimane solo il tempo di idealizzare quello che hanno perduto, i valori e il modo di vivere nelle loro culture: come la vita in Italia prima della partenza era immaginata come una vita bella, facile e tutta al positivo, così anche la vita in patria, una volta immigrate, diventa “la vita delle appartenenze, della cura e delle emozioni”. Ed i bisogni emozionali delle donne che migrano sole, fungono doppiamente da richiamo: i primi riguardano il passato, le appartenenze, le origini, il legame che continuano a mantenere con le famiglie inviando rimesse, i secondi sono più rivolti al futuro e prospettano una situazione familiare di cui il ricongiungimento è solo l’inizio. Entrambi, per essere soddisfatti, prevedono che le immigrate lavorino e che, continuamente, “organizzino e progettino” la migrazione, ma per la maggioranza l’orientamento culturale, e probabilmente anche la storia sociale, sono più volti ad una vita quotidiana dove il rispetto delle tradizioni e della famiglia hanno una priorità sul tempo e sull’organizzazione della vita.

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