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La tessera sanitaria e le badanti straniere

Gli italiani da qualche anno stanno facendo fatica a star dietro alle innumerevoli adempienze burocratiche: letteralmente sommersi da pec, spid, identità digitale, e quant’altro – sta diventando davvero impossibile poter dire “come ci chiamiamo” e “dove siamo nati”.

Sembra che la digitalizzazione anziché facilitare questi processi, abbia solo creato dei nuovi problemi, problemi di altro tipo, ma pur sempre problemi.

E proprio nelle ultime ore si sta discutendo dell’ingorgo burocratico creatosi a seguito della «tessera sanitaria»; infatti per accedere alla vaccinazione è necessario possederne una; e se il/la badante convivente è straniero/a il tutto può creare un intoppo di non poco conto. Eppure loro, i badanti extracomunitari, si prendono cura delle persone più fragili, anche rispetto al Covid.

Contro cui fanno fatica a difendersi, considerato che moltissime badanti ad ore o badanti di condominio, ma anche colf, ancora non riescono a prenotarsi per le vaccinazioni. Perché tanti sono sprovvisti di tessera sanitaria, fondamentale per poter accedere alle prenotazioni anche nel portale della Regione Lazio, che richiede, oltre al codice fiscale, anche «le ultime 13 cifre del codice numerico (Team) posto sul retro della tessera sanitaria».

Anche se in tutta Italia gli oltre 700mila immigrati da Paesi extra Ue è rilasciato il tesserino “Stranieri temporaneamente presenti” (Stp), che dovrebbe garantire l’accesso alle prestazioni sanitarie urgenti o essenziali, proprio come le vaccinazioni. «L’Stp – come ha spiegato l’Istituto Nazionale salute, migrazioni e povertà (Inmp) – viene infatti rilasciato agli immigrati irregolari con più di tre mesi di presenza in Italia ma anche a chi ha fatto richiesta di asilo ma non ha ancora i documenti, come le badanti in attesa di regolarizzazione. Però le piattaforme regionali per le prenotazioni del vaccino Covid non prevedono l’accesso in assenza del codice fiscale e del numero di tessera sanitaria. Dunque, pur avendo diritto alla vaccinazione, in pratica queste persone non possono accedervi.

Al momento, solo la piattaforma informatica dell’Emilia-Romagna prevede l’inserimento dei codici Stp, Eni e permessi di soggiorno temporanei – ha rimarcato l’Inmp – È presente, quindi, un elemento di iniquità nell’accesso al servizio vaccinale. Il rischio è quello che si crei una bolla di persone non raggiungibili dai servizi sanitari pubblici e questo è un problema. Infatti se escludiamo fasce importanti di popolazione che vivono in Italia dalla possibilità di potersi vaccinare, da un lato esponiamo a maggior rischio la loro salute e dall’altro creiamo un rallentamento nel raggiungimento dell’immunità di comunità. Tale situazione – ha concluso l’Istituto – è stata segnalata al Ministero della Salute, che ha inviato una nota alle Regioni, ma la situazione resta al momento irrisolta».

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