Letteratura Badanti

Titti Marrone “La Donna Capovolta”: la letteratura si apre alle Badanti

Il tema delle badanti poco è stato trattato dalla nostra letteratura: è vero, ci sono stati romanzi in cui queste figure erano presenti, ed anche opere teatrali, ma si configuravano per lo più come figure facenti parte della “servitù”, nei romanzi ottocenteschi e settecenteschi; ed oggi figure accessorie alla narrazione – nei romanzi gialli sono quasi sempre nel ruolo di causali testimoni di qualcosa; così anche la “donna delle pulizie” che, nei romanzi, ha quasi sempre un rapporto non voluto con il padrone di casa ed incinta dello stesso è costretta a scappare e tenere nascosto tale figlio. Sono quasi sempre donne, e quasi sempre connotate negativamente, oppure come vittime, ma espressamente funzionali alla narrazione: nessuno ha mai scritto qualcosa di dichiaratamente interessato alla figura della badante non in quanto badante “legata a”, “affine per”, “utile con”, ma badante in sé: un focus sulla sua vita, oggi da tutti sconosciuta e conosciuta allo stesso tempo.

Ci ha provato Titti Marrone nel suo libro “La donna capovolta” in cui si narra di un confronto, di un focus, di un dialogo esclusivo tra una donna intellettuale e una badante della propria madre. Alina è un’efficiente badante moldava emigrata nel nostro paese per necessità e determinata a tenersi il lavoro con qualsiasi mezzo. La sua datrice di lavoro, Eleonora, è una professoressa colta e illuminata, una donna borghese che, per assistere la madre in preda a demenza senile, ha bisogno di un aiuto esterno che la scarichi di ogni responsabilità. Una situazione molto diffusa in Italia dove, secondo il Censis, le badanti sono oltre un milione e seicentomila, un esercito poco considerato formato da persone che subiscono lo stravolgimento coatto dell’esistenza. Ma, dietro i numeri, ci sono le storie. La prima, all’apparenza ben inserita nel contesto geografico e famigliare, come spesso appaiono le badanti, è invece in preda a rabbia e sgomento. La seconda, Eleonora, è convinta di essere di ampie vedute e cerca di stabilire un rapporto “democratico” con la badante, offrendo invece solo contatti superficiali e sbrigativi, quando non addirittura ostili a causa di inconfessate gelosie. La scrittrice e giornalista, Titti Marrone, così risponde ad una domanda postale da un giornalista del Corriere Della Sera: “Le badanti incarnano la tipologia di migranti che tutti crediamo integrate ma è ben lontana dall’esserlo. Vivono nelle nostre case capovolgendo le loro vite, lasciando figli, mariti, affetti e vite complicatissime di cui sappiamo poco o nulla. Il personaggio della moldava Alina evoca quindi un aspetto dell’immigrazione poco considerato: quello di persone in apparenza inserite saldamente nei nostri contesti familiari ma soffocate da condizioni che le obbligano a negare radici e identità.”

Parole illuminanti, perché vere.