RSA Lockdown Coronavirus Badanti

RSA: La Morte Si Avvicina

Rieccoci di nuovo ripiombati nell’incubo: con alle porte un semi-lockdown si sta profilando nuovamente il problema dell’assistenza familiare; e tutti ricordiamo cosa sia avvenuto nella scorsa primavera. Tutti ricordiamo, o forse no: è meglio fare chiarezza.

Da Marzo a Giugno del presente anno i casi di decessi nelle RSA sono stati più di 8.000: il che vuol dire che in media, in ogni RSA è morto l’1,5% degli ospitanti, dunque circa 2 per RSA in tutta Italia.

Il dramma più brutto, però, è stato quello di non poter nemmeno donare l’estremo saluto ai propri cari: infatti non era possibile entrare, non era possibile far uscire i propri cari: c’è stata gente morta in totale solitudine, senza nemmeno poter telefonare per testimoniare cosa stesse accadendo nelle RSA.

Non è stato un mistero immaginare che le stesse persone che lavoravano nelle RSA furono i primi a portare all’interno il virus, senza rispettare le minime regole di distanziamento o di sanificazione: le RSA sono diventati cimiteri a cielo aperto. Questo dovrebbe farci riflettere sull’importanza delle badanti, e dell’assumere in un periodo come quello che si sta aprendo oggi, una badante: almeno avere il proprio caro in casa significa poterlo salutare sempre, vederlo, accudirlo anche nel peggiore dei casi: una badante è una garanzia sulla presenza del vostro caro in casa.

AES DOMICILIO è in prima linea in questa corsa, poiché ciò a cui tiene in primis è la salute del paziente, ed anche la serenità della famiglia: dalla nostra associazione non sono sorti casi eclatanti di contagi né focolai: le RSA sono stati, invece, i primi focolai a sorgere in Italia.

Con poche righe contenute all’interno della circolare regionale, dal 17 ottobre sono nuovamente vietate le visite dei parenti agli ospiti della case di cura. Fino a quanto non si sa ma è certo che la situazione sta diventando ogni giornisempre più difficile. Questo il testo del dispositivo: “Si conferma il divieto d’ingresso, da parte di visitatori, nelle Rsa e case di riposo da parte di familiari, caregiver e conoscenti, salvo situazioni estreme (come il fine vita) e con autorizzazine del responsabile medico. In tal caso andrà comunque rilevata la temperatura all’ingresso e si dovranno adottare misure stringenti per impedire il contagio eventuale”. “Per tutto il lockdown, da marzo fino a maggio – racconta S.R. di Como – non ho potuto vedere di persona mio padre ricoverato in una Rsa. Allora era giusto e in piena pandemia non c’erano altre soluzione per proteggere una categoria fortemente a rischio. Poi da giugno abbiamo potuto tornare nella struttura. Un famigliare alla volta, su prenotazione e con tutte precauzioni del caso: mascherine, distanziamento: due tavoli con vetro in mezzo”. “Non era facile – prosegue S.R. – far capire a chi ha avuto ad esempio un ictus, ma in generale alle persone anziane, perché non si poteva più andare tutti i giorni. Figuriamoci ora, che sono vietate del tutte le visite. quanto sia difficile spiegare che non possiamo più entrare in struttura. Non potendo avere un contatto diretto – per alcuni ospiti con problemi cognitivi non è pensabile nemmeno il conforto attraverso una telefonata – la situazione sta diventando drammatica. Si sentono soli e abbandonati senza riuscire a capire il perché. Ma anche chi è in grado di farlo, vive malissimo questa condizione di solitudine a tempo indefinito”.

Ad oggi nessuna RSA sta munendosi di efficienti mezzi per interagire e far interagire i parenti con i propri cari, e tutto questo perché si vive nell’indifferenza assoluta di questo virus. Le persone che lavorano all’interno delle RSA non ci tengono alle persone all’interno come può tenerci una badante, in quanto il rapporto è generale, mentre il rapporto badante-badato è personale e fondato prima di tutto su una stima ed un affetto reciproco, non solo sullo stipendio alla fine del mese, a prescindere da morti e malattie. È interesse della badante essere vigile alla salute del paziente, affinché, non perda anch’essa una persona cara, nonché il proprio lavoro con cui poter vivere.

Le RSA non solo mettono a repentaglio la vita dei pazienti, ma danneggiano psicologicamente gli stessi, facendo sì che le difese immunitarie si abbassino, e possano contrarre il virus. Non si ha idea delle conseguenze negative che la psiche ha quando pensa di poter restare da sola e non riuscire a vedere più nessuno.

Non si ha paura di dirlo: nelle RSA si sfiora la tortura degli innocenti.

AES DOMICILIO, invece, è in prima linea in questa battaglia: AES DOMICILIO è prima di tutto cura!