la stagione che non viene badante

La stagione che non viene: anziani e badanti

La stagione che non viene: anziani e badanti

Sembra una stupidata eppure quando si dice “non ci sono più le mezze stagioni”, si sta dichiarando qualcosa di estremamente grave. Le stagioni sono state, per l’uomo, dopo la luce e il buio, il secondo criterio di concezione del tempo.

Un tempo “senza stagioni” è quello che vivevano Adamo ed Eva, ed era, infatti, un tempo divino, dove vi era un’eterna primavera. L’uomo ha percepito le stagioni come il volere di Dio, ed in base alle stagioni ha dato nomi, ha inventato lavori, ha creato ciò che non c’era sfruttando i venti, ha potuto fissare i giorni di navigazione ed i giorni di arresto.

Un anziano, soprattutto sugli ottanta anni, essendo una generazione, quella, completamente diversa dalla nostra, viveva un rapporto con la naturale decisamente più viscerale e  più dipendente da essa.

Un anziano sugli ottanta anni, da ragazzo, mangiava quello che la stagione offriva, e si vestiva come la stagione imponeva, sapeva che era primavera anche attraverso una più accurata conoscenza degli animali. Oggi la natura, da “primo appiglio alla-mano” direbbe Heidegger, si è trasformata in scenografia, in una cosa che c’è solo per essere trascurata. Mangiamo frutti fuori stagione, si compiono navigazioni fuori dalla nostra rotta, ci sono crociere a Dicembre, ci vestiamo come ci pare.

A vederci nessuno ci distinguerebbe trovarci, oggi, d’Inverno o d’Estate.

Se ci pensiamo bene stiamo ricostruendo un Eden, ma (come ricorda Emanuele Severino) un “paradiso ipotetico”, un paradiso sempre attentato dalla possibilità che possa finire, mentre l’Eden di Dio era tale poiché si sapeva itnerminabile.

Un anziano che si vede smarrire le stagioni è un anziano che non può più avere un contatto col tempo.

Per gli anziani le stagioni sono importantissime, perché rimandano a ricordi da ragazzi, e ciò è utilissimo per gli ammalati di Alzheimer, rimandano ad esperienze che altrimenti non sarebbero più ripetibili nemmeno nel ricordo.

Un indumento indossato in primavera, oppure gli attrezzi da lavoro che si utilizzavano per la raccolta del pomodoro o della pesca.

Imbrogliare il tempo è cosa pericolosissima, ed è giusto ricordarlo sempre all’anziano, è giusto ricordargli che i tempi stanno cambiando, ed i climi seguono ritmi diversi da quelli di un tempo, è giusto ricordare l’importanza delle cose che passano e che cambiano, altrimenti si rischia di tenerli chiusi in un isolamento fatto di vecchi ricordi.

La badante rispetti un comandamento fondamentale: creare nuovi ricordi, sempre.

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