Intervista alla Badante

Intervista alla Badante Vittoria

(tutti i nomi di persona, luogo, o altro sono puramente inventati per tutelare la privacy della Badante e delle persone che hanno compiuto questa intervista; la stessa è stata compiuta da un membro del nostro team a cui la badante ha deciso di raccontare la sua storia. Data la straordinarietà di questo periodo, abbiamo deciso di non sospendere il nostro ciclo di interviste ma di effettuarle comunque, sebbene telefonicamente o telematicamente)

AES: Ciao Vittoria, e grazie comunque di aver accettato questa intervista, seppur in un momento così difficile per tutti!

Vittoria: Di niente, grazie a voi!

AES: Allora, la domanda che va per la maggiore è: cosa stai facendo adesso?

Vittoria: Adesso la risposta che va per la maggiore è: niente!

AES: Come stai vivendo questo momento?

Vittoria: A dire la verità abbastanza male, diciamo che il ritorno ad una vita domestica molto sedentaria era un ricordo molto lontano, a circa 20 anni fa!

AES: Da quanti anni fai la badante?

Vittoria: Sono 15 anni, più o meno da quando mi sono trasferita in questo paesino.

AES: E dove presti servizio come badante?

Vittoria: In questo sono stata fortunata: nel palazzo di fronte!

AES: Praticamente: casa e chiesa!

Vittoria: Sì, ma questo non ha permesso di vivere questo momento con maggiore leggerezza, anzi!

AES: In che senso?

Vittoria: Nel senso che qualche tempo fa uscire di casa, sebbene nel palazzo di fronte, significava comunque “uscire di casa”, il lavoro era un’occasione per distrarmi. In più “sono single” e dunque vivo da sola. Questo oscillare tra il letto ed il divano, mi sta annoiando molto.

AES: Purtroppo è una condizione comune a cui nessuno riesce a rispondere adeguatamente, dopo i dieci, venti giorni di resistenza. Ma volevo farti una domanda più spinta.

Vittoria: Dimmi pure!

AES: Come ha preso la quarantena la persona a cui badi?

Vittoria: Malissimo! Praticamente ci vedevamo tutti i giorni, infatti io presso la sua famiglia sono una badante convivente, e non ha nessuno al momento che possa starle accanto, tranne la figlia che è anch’essa molto anziana.

Badante per malati di Alzheimer

AES: Di cosa soffre?

Vittoria: Soffre di Alzheimer, ma ancora, per fortuna, ha mantenuto intatta la memoria a lungo termine, quindi me e le persone che gli sono attorno le riconosce, e si intrattiene anche in modo molto lucido.

AES: Avete studiato qualche modo per essere più vicini?

Vittoria: In realtà sì, abbiamo studiato un piccolo trucchetto: data la vicinanza delle nostre case, praticamente usciamo fuori dai balconi e ci salutiamo mentre parliamo al telefono. Tutti i giorni, anche quando piove. E’ un piccolo gesto che le riempie, e mi riempie il cuore. Mi fa sentire meno sola.

AES: Possiamo dire che il rapporto tra voi due è davvero speciale?

Vittoria: Assolutamente sì, ma si è creato negli anni, agli inizi fu davvero molto difficile, starci dietro reciprocamente. Erano i primi tempi in cui si manifestavano i sintomi di Alzheimer, dove era difficile far comprendere il quadro della situazione al paziente.

AES: Raccontaci un po’, se ti va.

Vittoria: Certo, è doloroso ricordare il progressivo deperimento cerebrale di una persona, ed anzi assisterlo durante questo disumano percorso. I primi tempi era convinto che le cose fossero come le ricordava, oppure era convinto di aver detto una cosa: ma tutto si perdeva in quel grande dimenticatoio della mente. Pian piano sia io che i suoi familiari gli abbiamo fatto capire che doveva fidarsi di noi, e che non poteva agire in quel modo.

AES: Le cose come si sono sviluppate nel tempo.

Vittoria: Beh più la fiducia da parte sua aumentava, più avevamo possibilità di conoscerci e stare insieme.

Badante ed il rapporto di lavoro in nero

AES: Ma fiscalmente come stai vivendo questo periodo?

Vittoria: Beh essendo una “badante a nero” purtroppo male: vengo pagata per quello che faccio e quando non faccio non vengo pagata.

AES: Quindi praticamente non hai nessuna tutela?

Vittoria: Purtroppo no. Però spero nella “misericordia” altrui, cioè: spero che si capisca che comunque per mantenere una continuità qualcosa di base sia necessario. Anche perché non è colpa mia il fatto che non stia assistendo la persona, ma piuttosto la paura che possa far contrarre la malattia. Sebbene anch’io sono chiusa in casa.

AES: Ma ci sarebbero altre mille mansioni da farti svolgere!

Vittoria: La persona a cui bado ha 93 anni, ed anche solo il sospetto del Covid-19 potrebbe ucciderla, quindi i familiari evitano qualsiasi tipo di contatto. Mi sono proposta di andare a fare la spesa, di pagare le bollette, ed altro. Ma purtroppo non c’è stata risposta.

AES: Noi, in quanto associazione socio assistenziale, ti consigliamo di prendere in mano la situazione e di non restare più “a nero”. E’ necessario essere tutelati soprattutto in vista di queste emergenze che, come stiamo capendo, non sono impossibili anzi! Comunque ti volevamo ringraziare per questa bella chiacchierata e speriamo che tutto questo finisca presto!

Vittoria: Speriamo! A presto!