Badante in nero

Il Lavoro Nero della Badante: La Decisione della Corte Costituzionale

Il lavoro nero in Italia costituisce un reato di non poca importanza di cui se ne occupano la Guardia di finanza (in caso di mancato pagamento delle tasse), i Dipartimenti provinciali del lavoro e l’inps e l’inail (per la mancata erogazione di contributi previdenziali e assicurativi).

In questo modo è possibile cooperare ed accertare eventuali situazioni lavorativa non regolari. Ma quali sono i rischi? Chi dovrà pagare le sanzioni? La colf o solo il datore di lavoro?

Con la sentenza 173 del 29 luglio 2020 la Corte costituzionale afferma che non si applica la sanzione prevista in caso di lavoro nero laddove il datore di lavoro, pur omettendo la comunicazione obbligatoria di assunzione al centro per l’impiego, riveli la volontà di non nascondere il rapporto lavorativo tramite gli adempimenti di tipo contributivo. nel caso di specie l’amministratrice di una società aveva impugnato una sanzione amministrativa pecuniaria comminata alla società stessa per aver impiegato un lavoratore non risultante dalle scritture e dalla documentazione obbligatoria. Ebbene, il tribunale accoglie tale domanda poiché la società aveva effettuato la denuncia del lavoratore all’Inail. La Corte d’appello di Napoli, invece, solleva questione di legittimità costituzionale dell’articolo quattro della legge 183/2010 nella parte in cui non prevede che la disposizione sulla esclusione delle sanzioni in presenza di volontà di non occultare il rapporto si applichi anche ai fatti commessi anteriormente alla sua entrata in vigore.

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Pertanto, la Corte costituzionale pur dichiarando inammissibile la predetta questione rileva come la ratio sottesa la disposizione censurata fosse quella di contrastare il cosiddetto lavoro nero che produce conseguenze dannose sia per i diritti dei lavoratori, che per gli interessi delle aziende rispettose della normativa nonché, di conseguenza, per la libera concorrenza. In altri termini, l’intento della norma è quello di punire solo i datori che impiegano lavoratori assolutamente sconosciuti all’amministrazione.

Insomma, la volontà del legislatore è quella di riservare le maxisanzioni solo agli illeciti sostanziali e non anche a quelli meramente formali.

Secondo la Corte costituzionale, inoltre, nel caso di specie non sarebbe ravvisabile alcun interesse tale da giustificare l’inapplicabilità ai fatti anteriori del trattamento più favorevole previsto dall’articolo predetto.