Regolarizzazione Badanti

Alla Ricerca Della Regolarizzazione Badanti Perduta!

Si avvia a chiudersi il 15 agosto l’operazione regolarizzazione contenuta del Decreto Rilancio e tanto cara al ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova. Già i numeri di fine luglio raccontavano la cronaca di un’operazione che non ha raggiunto i risultati sperati.

Non solo i numeri sono abbastanza modesti, ma è soprattutto molto bassa la percentuale di lavoratori agricoli che ne avevano fatto ricorso a fine luglio. A pesare sono state anche le procedure: a partire dalla necessità di avere lo Spid, l’identità digitale, che non ha favorito di certo le persone più anziane che volevano mettere in regola badanti e colf. Molti si sono recati ai patronati ma evidentemente il tortuoso tragitto informatico ha scoraggiato i più.

I numeri hanno tuttavia tradito l’entusiasmo del governo giallorosso. Innanzitutto, dando uno sguardo ai dati di fine luglio, gran parte delle domande di regolarizzazione non riguardavano il settore agricolo, ovvero quello che avrebbe dovuto essere interessato dalla sanatoria, bensì il lavoro domestico e di assistenza alla persona.

Allargando la lente d’ingrandimento su colf e badanti, notiamo come il flop sia destinato a restare tale. Il motivo principale, al netto della reale utilità di un simile provvedimento, è da ricercare nelle procedure a dir poco complesse. L’esempio più lampante deriva dalla necessità di avere lo Spid, cioè l’identità digitale.

Possiamo immaginare cosa questo possa aver rappresentato per le persone più anziane che avrebbero voluto mettere in regola le badanti. Per evitare di assistere a un fallimento, l’esecutivo ha persino prorogato la scadenza delle citate regolarizzazioni dal 15 luglio al 15 agosto.

Il risultato è stato comunque mediocre, viste le appena 148.594 domande presentate al 31 luglio 2020 per chiedere il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

Altro che emersione di 600mila lavoratori, come si attendeva qualcuno nel governo. Tornando ai motivi del flop, vale la pena concentrarci sulla parte tecnica della procedura richiesta. A detta di molti esperti, i costi per arrivare alla fumata bianca sarebbero stati fin troppo elevati. Stiamo parlando di un contributo forfettario di 500 euro che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare per ogni lavoratore.

Anche Nuova Collaborazione, l’Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico, è rimasta delusa dalla sanatoria proposta dal ministro Bellanova. “Il provvedimento per la regolarizzazione degli stranieri non ha portato a risultati significativi nel settore del lavoro domestico”. Basti pensare che dal 15 giugno ad ora, nei vari uffici sono state seguire meno di 500 pratiche.

Insomma ancora una volta siamo “punto e a capo” su una questione ormai diventata annosa e che richiede sempre più attenzione anziché improvvisazione e trascuratezza!

 

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