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Regolarizzazioni dopo il Lockdown

Il Lockdown ha bloccato tutto. Ha bloccato aziende, ha bloccato privati, ha bloccato pubblici, ha bloccato famiglie, ed anche la macchina burocratica italiana si è inceppata. Milioni di assunzioni sono infatti comunque avvenute, e delle quali la regolarizzazione è stata posticipata al post-lockdown e specificamente dal 1 Giugno.

Il settore delle badanti ha comunque risentito di questo freno, ma anche di queste misure di assunzione; ha comunque mostrato il fianco ad una realtà – quella del lavoro nero – che grazie a certificazioni e spostamenti si è dovuta palesare, ed in attesa proprio della ventura regolarizzazione.

Il lavoro nero è ancora cavalcante nel nostro paese, e non si è debellato neanche per un poco; la nostra è una realtà che ancora è fondata sul passaparola, soprattutto al Sud, ma quando avvengono dissesti di questo genere, come il Covid 19, improvvisamente tutti si risvegliano e capiscono quanto sia importante pagare le tasse sulle assunzioni, anziché sperare di “fregare lo Stato”, perché, come è avvenuto, si resta fregati. In tutto si tratterà di circa 300.000 persone, secondo le stime del Viminale, ma potrebbero essere anche di più. Non tutta la platea di colf e badanti, però, attualmente in Italia con contratti irregolari o permessi scaduti, potrà beneficiare della sanatoria. Il decreto ha fissato alcuni importanti requisiti da possedere per fare domanda e ottenere così la regolarizzazione. Sarà importante riuscire a dimostrare che si stava già in Italia prima dell’8 marzo scorso, cioè prima del lockdown. Allo scopo il cittadino extracomunitario dovrà essere stato registrato agli uffici Immigrazione presso le questure, sia attraverso l’acquisizione di rilievi foto e dattiloscopici, sia con la dichiarazione di ingresso in Italia ai sensi della legge 28 maggio 2007, n. 68 alle autorità di frontiera.

Non solo, la norma prevede anche che non bisogna aver lasciato l’Italia dopo l’8 marzo 2020 e che non sia giunto provvedimento di espulsione o siano incorso indagini penali per reati di particolare gravità. Le domande per la regolarizzazione in Italia dei domestici extracomunitari potranno essere presentate dal 1 giugno al 15 luglio 2020 allo sportello per l’Immigrazione presso le Questure (all’Inps se si tratta di colf e badanti italiani o appartenenti alla Ue). La richiesta può essere dal datore di lavoro che in questo modo si autodenuncia stipulando un regolare contratto di lavoro subordinato o, in alternativa, perché intende dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare in corso. Nell’istanza deve essere indicata la durata del contratto di lavoro e la retribuzione convenuta (non inferiore a quella prevista dal contratto collettivo di lavoro di riferimento). Il datore di lavoro dovrà pagare una sanzione di 400 euro più un forfait per i contributi pregressi (ancora da definire) nel caso voglia regolarizzare una posizione finora in nero.

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