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I testamenti

Arrivano i “detective delle ultime volontà“, Aes Domicilio ha scoperto questo nuovo lavoro, legato alla preparazione e gestione da parte di terzi della validità del testamento o delle ultime parole lasciate dall’anziano.

“Sia fatta la mia volontà”; finché non salta fuori il parente di terzo grado o il conoscente (mai visto prima) dalla Patagonia che rivendica il diritto all’eredità. E a quel punto sono rogne e cavoli amari per “i vivi” che si danno battaglia.

Per ottemperare al boom dei testamenti impugnati, Nadia Bolognini e Stefano Zago, altrimenti noti come i “detective delle ultime volontà”, hanno elaborato un metodo di indagine per far fronte anche ai casi più complicati.

Tutti conoscenti “alla lontana” finché c’è da assistere il povero nonno malato o la zia anziana. Ma poi, quando c’è da spartirsi la quota per l’eredità, gli aspiranti parenti pullulano come funghi: badanti, ex compagni della scuola materna e persino nipoti acquisiti nella fantasia.

Ci si trascina in tribunale nel tentativo di trovare il cavillo per contestare le ultime volontà espresse dal parente passato a miglior vita.

I contenziosi sembrano aumentati negli ultimi tempi.

Per esempio, il declino cognitivo con l’invecchiamento è fisiologico e anche di fronte a un principio di Alzheimer non è detto che la persona non avesse più la capacità di decidere su come disporre dei suoi beni futuri. Magari non ricorda cosa ha mangiato il giorno prima, ma sa bene di avere divorziato dalla prima moglie e che i figli non si sono mai voluti occupare di lui.

Il metodo elaborato dal professor Stefano Zago prevede una ricostruzione a ritroso delle abitudini del familiare morto.

E così, si va a caccia di indizi nei vecchi filmini dei compleanni o nelle lettere scritte, per cogliere quei segnali che possano accertare la capacità di intendere e volere del defunto.

Davanti a scelte che possono apparire assurde, come quella di lasciare tutto al proprio gatto, c’è la tendenza a dire che è ‘colpa’ della malattia di cui la signora o il signore era affetto. Ma invece può essere ragionevole se si scopre che le basi neurali funzionavano benissimo e che nella vita l’uomo in questione era stato abbandonato da tutti tranne che dai suoi dieci felini.

Gli esami che affrontano i detective procedono con l’autopsia neuropsicologica per cogliere elementi che ci facciano capire il funzionamento della memoria, la capacità di pianificazione, il tutto contestualizzando persone e decisioni.

I due esperti vengono ingaggiati in qualità di consulenti tecnici anche nei casi di revoca dell’amministratore di sostegno a un imprenditore. E c’è persino chi li interpella per una perizia psicologica prima di passare a miglior vita. “Nel pieno possesso delle mie facoltà mentali”, meglio farselo dire da un detective.

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