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Salute e sicurezza sui luoghi di lavoro: informiamo le badanti

Il lavoro svolto in casa, come collaboratore domestico o come badante convivente assistente ad anziani o persone malate (badante Parkinson, badante Alzheimer), può comportare dei rischi per il lavoratore: moltissimi sono i dubbi che ci vengono sollevati in proposito, pertanto, è necessario fare chiarezza e tentare di rispondere a qualche interrogativo frequente. A volte infatti, per distrazione, fretta, eccessiva sicurezza o per mancanza di alcune informazioni necessarie, si compiono azioni che possono provocare infortuni o malattie, con conseguenze anche molto gravi. Per questo motivo, quando si lavora in casa, facendo pulizie domestiche o assistendo malati ed anziani, è fondamentale prestare attenzione a come si svolgono le attività, all’ambiente in cui ci si trova, alle sostanze usate o presenti in casa, alle possibili malattie da cui possono essere affette le persone che si assistono.

La prevenzione e la conoscenza sono, in tali casi, le uniche armi che abbiamo a disposizione per evitare danni, infortuni e conseguenze più o meno gravi. In altre parole, la salute e la sicurezza di chi assiste una persona dipendono anche da piccole e giuste attenzioni e da una corretta informazione.

Esiste un vero e proprio manuale suddiviso in diverse sezioni che affrontano i principali pericoli dell’attività di colf convivente o assistente familiare: i rischi per la salute e sicurezza legati all’ambiente di lavoro (corrente elettrica, gas, oggetti taglienti, scale) e all’attività specifica svolta (movimentazione degli anziani o malati, uso di prodotti chimici, rischi di infezioni). Ovviamente, sarebbe impossibile prevenire tutti i possibili rischi/episodi verificabili in ambiente domestico o tutte le fonti di pericolo presenti in casa, ma è possibile prevenirne una grande quantità, offrendo un prezioso spunto di riflessione e invitando tutti a lavorare con una maggiore conoscenza e consapevolezza.

Passando a qualche dato reale, basti pensare che il 44,3% dei collaboratori domestici, in Italia, è stato vittima di un infortunio domestico nel 2009 (Indagine CENSIS); di questi l’11,2% ha avuto più di un’occasione di infortunio nell’ultimo triennio, mentre se si considera l’intero arco di vita professionale la percentuale arriva al 70,5%.

Gli infortuni sono eventi che producono nell’84,4% dei casi conseguenze fisiche per il lavoratore. La sicurezza dei lavoratori domestici rappresenta una delle problematiche più evidenti e più rilevanti dell’organizzazione della sicurezza sul lavoro, specie alla luce della platea di lavoratori presenti sul nostro territorio (1 milione e 538mila censiti nel 2009). L’attività di lavoro domestico – si pensi alla categoria in esame – è generalmente affidata alle fasce più deboli del mercato del lavoro, principalmente donne (82,6%), stranieri (71,6%) e persone in possesso di basso livello di istruzione: questo, a maggior ragione, dovrebbe indurci a prestare maggiore attenzione e ad investire maggiormente sulla materia.

Tuttavia, per quanto riguarda la prevenzione dagli infortuni, l’indagine CENSIS fa emergere non solo l’assenza di una strategia complessiva di prevenzione, ma anche una insufficiente comunicazione tra collaboratori domestici e famiglie e la scarsa consapevolezza dei fattori di rischio sul lavoro: rispetto a tale situazione una maggiore cultura della sicurezza potrebbe invece aiutare a prevenire.

Quasi un lavoratore su tre denuncia infatti di non aver ricevuto alcuna informazione in merito ai rischi presenti nell’ambiente domestico ed all’uso di eventuali dispositivi di sicurezza o procedure di supporto: un vero e proprio corso di formazione così come previsto, ad esempio, per gli impiegati pubblici costituirebbe un primo passo per informare i diretti interessati.
Ricordiamo che esistono gradazioni di rischio diverso in base all’inquadramento assunto: i corsi formativi vengono, infatti, organizzati a seconda dell’ambiente in cui si lavora e le ore variano al variare dei possibili infortuni che potrebbero verificarsi in ambito lavorativo.

In effetti, l’articolo 27 comma 2 del CCNL colf e badanti prevede che “il datore di lavoro informi il lavoratore circa eventuali rischi esistenti nell’ambiente di lavoro relativi anche all’uso delle attrezzature e all’esposizione a particolari agenti chimici, fisici e biologici”.

Come notiamo, esiste già un vero e proprio dovere da parte del datore di lavoro che, preventivamente, deve occuparsi dell’informazione del lavoratore assunto e de possibili rischi presenti nel contesto lavorativo. Esistono altresì figure professionali ad hoc (dirigenti, medici, preposti) che hanno il compito di vigilare: individuare dei controlli specifici anche in ambito lavorativo potrebbe costituire un altro passo importante nella prevenzione in ambito domestico, troppo spesso dimenticata.

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