Badante e vicinato

La badante e il vicinato del badato: un aspetto secondario da non sottovalutare

La vita della badante è sempre sottoposta ad un sospetto. E’ vista come figura straniera, quasi sinistra, per il fatto d’essere ancora poco riconosciuta, eppure la maggior parte delle famiglie italiane hanno avuto, o hanno a che fare con una badante, per il semplice fatto che circa il 90% della popolazione anziana che conti di persone non autosufficienti, ha deciso di adottare una badante anziché andare in un ospizio, o come modernamente vengon oggi definiti, “case di riposo”.

Tuttavia la vita della badante non è mai immediatamente accolta di buon grado, vige su di lei un occhio vigile e sospettoso, fatto di domande rivolte alla persona cara, fatte dai “chissà se sa quello che fa”, “chissà se capisce quando uno le parla”, insomma, una serie di dubbi che giungono ad una conseguenza collaterale e poco esplorata: chiedere al vicinato.

La maggior parte delle famiglie vive in un condominio, la maggior parte delle famiglie vive in enormi palazzoni che contano di centinaia di membri, e di decine di famiglie, e le badanti, il più delle volte, devono fare i conti anche con un vicinato sospettoso; e fare i conti significa sentirsi addosso la minaccia che gli altri pensino di te d’essere una poco di buono, o una persona pronta a “chiamare i propri amici” tali da fare irruzione e rubare tutto. Perché, purtroppo, questi sono i pensieri che la maggior parte delle persone svolge nella propria mente; questa è la maggior parte dei pensieri che circolano nell’opinione pubblica a riguardo delle badanti.

Di fatti, questo, è un fenomeno singolare: si chiede alla badante si badare al paziente, e poi si chiede al vicinato di badare alla badante che bada al paziente, insomma sembra di essere ritornati all’esilarante paradosso giovenaliano per cui “quis custodiet custodies”, ovvero: chi custodisce i custodi?

Un buon vicinato è quello che invece di assillare la vita della badante, l’aiuta; magari nell’indicarle delle cose che si confanno alla zona dove la badante abbia iniziato a lavorare; magari, anche scherzandoci insieme, facendola integrale in un’atmosfera che non sia costituita solo dai saluti di circostanza, o dall’unione fittizia per cui si rischia di morire più di quanto si moriva nel medioevo. In una parola il buon vicinato è quello che spalleggia il lavoro della badante e contribuisce a far sì che il membro della famiglia che nutra sospetti circa la badante, rimetta in chiaro le proprie idee, e dia nuova luce a concetti che il più delle volte sono dettati dal bigottismo della società, anziché dall’effettiva capacità di discernere ciò che bello da ciò che è utile.

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