Domande risposte sportello badanti

Lo Sportello Aes “Aescolta”: Le Vostre Domande E Le Nostre Risposte

(Aes Ascolta è uno “sportello”, ovvero, ci arrivano molte domande dai nostri clienti, alcune via e-mail, altre telefonicamente, altre ancora per mezzo di commenti sui nostri social; il nostro compito è quello di raccogliere le vostre domande più pertinenti e di dare pubbliche risposte, in modo tale che tutti possano usufruire di maggiori chiarimenti e delucidazioni. Grazie a tutti coloro che intervengono.)

UtenteCiao AES, vorrei un consiglio; da qualche tempo abbiamo assunto una badante convivente per mia madre; ci sembrava una brava Signora questa badante, ma poi ho iniziato a curiosare sui social, e ho trovato cose su di lei che mi hanno lasciato alquanto perplesso, cosa devo fare?

AES: Innanzitutto valutare la professionalità della badante, la garanzia che ti è stata fornita (qualora ti fossi rivolto ad un’agenzia) e soprattutto valutare il miglioramento di vita di sua madre, dopo il suo arrivo. Poi molti profili definiti “istituzionali” sono conformi ai “profili privati” che si ritrovano sui social: le aziende hanno al loro interno un team apposito per controllare la condotta privata dei loro dipendenti, e cercano di conformare il profilo istituzionale con quello privato al fine di non screditare l’azienda. Insomma il profilo social deve essere a tutti gli effetti il rispecchiamento “sociale” della persona, ovvero: il rispecchiamento di come una persona appaia in mezzo alle altre, e non uno spazio privato su cui condividere i propri “pensieri privati” e le proprie “foto private” – i pensieri devono essere comunque pensieri inclini ad essere visti come funzionali alla società. Anche le badanti hanno profili facebook, o twitter, e molte volte ciò causa una discrepanza tra l’immagine professionale che ne abbiamo, e l’immagine privata che non ci aspetteremmo che avesse. Una maestra, un professore, un carabiniere, sono persone che crediamo essere maestra, professore, e carabiniere, anche fuori le ore di lavoro, e non è così. La vita privata deve sempre essere tenuta a debita distanza dalla vita professionale, altrimenti si rischia di vedere in queste persone ciò che non sono: l’ambiente di lavoro impone un certo linguaggio ed un certo comportamento, che a casa può essere dimesso, e sempre bisogna tenere presente questo. Una badante non va giudicata per il proprio profilo social, così come un carabiniere non può essere giudicato sulla base d’essere un buono o un cattivo padre: la vita privata deve essere tenuta separata dalla vita professionale, questo è ciò che vogliono annullare le aziende, ma in che modo? Mascherando la vita privata come un continuo del lavoro.

Utente: Caro AES, la badante di mio padre è andata in ferie e non risponde più al cellulare da più di una settimana. Il suo periodo di ferie scadrà tra 6 giorni, ma ho paura che ci abbia “abbandonati”. Cosa posso fare?

AES: Gentile Utente, innanzitutto attenda il periodo di fine ferie delle badante. Sebbene il cellulare e la reperibilità della badante dovrebbe esserci sempre. Poi la invitiamo a rivolgersi all’agenzia che ha fornito alla sua famiglia questa badante, in modo tale che se ha un altro numero di telefono possa contattarla. Certamente posso dirle che le statistiche riportano che la maggior parte degli “abbandoni” del luogo di lavoro avvengono durante queste vacanze, forse poiché trattenute dai propri cari nei propri paesi, forse perché risultano avere nuovi agganci lavorativi tramite amicizie che riaffiorano grazie agli incontri che il periodo natalizio favorisce, forse perché risulta essere l’occasione giusta per “mollare” in quanto a Dicembre viene ricevuta la tredicesima, e tutti gli annessi e connessi. Si deve però affrontare questo fenomeno con estrema professionalità e sicurezza. Certo affrontare problemi del tipo di abbandono del luogo di lavoro, e trovarsi in casa senza una badante, dopo molto tempo, ed a ridosso della fine delle vacanze natalizie, quando tutti i parenti si ritirano nelle proprie vite, riassumendo i propri ritmi lavorativi, è estremamente difficoltoso.

UTENTE: Ciao AES, la badante che assiste mio padre stamattina mi ha chiesto di spostare la propria residenza presso casa nostra. Le ho detto di no! Ho sbagliato? Grazie.”

AES: Ciao! Purtroppo è poco quello che mi hai detto per risponderti in modo adeguato e completo; infatti occorrerebbe sapere se la badante di cui parli sia una “badante convivente” oppure no. Nel caso in cui lo sia – beh – ti direi che sì, hai sbagliato. E poi mi servirebbe sapere se tu sei il datore di lavoro della badante, oppure tu ti sia affidato ad un’agenzia per badanti. Nel caso in cui una badante convivente chiede di avere la residenza presso l’abitazione dove lavora, è necessario, anzi si tratta di un vero e proprio obbligo, concederla. Il regolamento anagrafico, Dpr 223/1989, dichiara  che ai fini dell’iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente sia necessaria la manifestazione di volontà del soggetto, cui deve accompagnarsi il verificarsi di un determinato stato di fatto, costituito dall’effettiva dimora abituale nel Comune. La residenza alla badante dunque non è “concessa” dal proprietario  dell’immobile , ma deve essere riconosciuta obbligatoriamente dal datore di lavoro. La Legge 1228/1954, prevede un vero e proprio obbligo, oltretutto sanzionato per  il datore di lavoro nel caso in cui non rispettasse suddetto onere. Tale concessione della residenza all’assistente familiare convivente è un vero e proprio dovere del datore di lavoro che permane al permanere di due condizioni: la manifestazione di volontà del soggetto dichiarante e la effettiva dimora abituale.