Badante lasciare casa

La badante che non vuole andare via di casa

Uno dei dubbi più ricorrenti tra le badanti conviventi e le famiglie che le assumono è quanto tempo hanno a disposizione, in caso di decesso del datore di lavoro, per lasciare la casa.

Visto anche che si prendono cura di persone malate o anziane, è un’ipotesi assolutamente non rara con cui ci si può trovare a fare i conti. Da un lato è chiaro che viene meno l’oggetto contrattuale e, di conseguenza, anche il diritto a restare in casa. Dall’altro è altrettanto comprensibile che la lavoratrice domestica debba essere messa nella condizione materiale di trovare un’altra sistemazione.

La situazione può apparire imbarazzante quando i rapporti tra badante e famiglia dell’assistito sono molto buoni: si ha timore di ferire i sentimenti o sembrare sgarbati ma, dopo il trauma del lutto, questo è senza dubbio un aspetto pratico da affrontare.

Quanto tempo ha la badante per lasciare la casa?

Se lo chiedono i familiari eredi del defunto e se lo chiedono spesso le badanti stesse, a tutela dei propri diritti, in attesa di cercare un’altra sistemazione o un altro lavoro che includa vitto e alloggio.

La risposta è più semplice di quanto non si pensi. Il tempo a disposizione della badante per lasciare la casa (e parallelamente, dalla prospettiva opposta, il tempo che può restare nell’abitazione dove lavorava) coincide con la durata del preavviso nel contratto.

Per le badanti con anzianità di servizio fino a 5 anni il preavviso è di 15 giorni, oltre 5 anni di lavoro presso lo stesso datore di lavoro si può arrivare a 30 giorni. Se però come lavoratore domestico intendiamo il custode, che hanno diritto all’alloggio per sé e la propria famiglia di cui fanno parte anche minori, il tempo concesso per trovare un altro alloggio aumenta a 60 giorni.

AES DOMICILIO è una associazione socio assistenziale che da anni si occupa professionalmente di assistenza e cura agli anziani, tramite un servizio di badanti accuratamente scelte da un team di “screening” grazie al quale determinare le competenze e la professionalità di una badante, tracciando, nel caso si tratti di una badante operante per lungo tempo presso AES, anche uno storico delle sue prestazioni e dei giudizi delle famiglie presso cui ha lavorato.

Molte volte si ricevono “disdette” di badanti in vista di un futuro o prossimo trasloco di casa del paziente assistito: come se cambiare case equivalesse a far cambiare vita anche al paziente, e di conseguenza, a cambiare anche la badante. Riteniamo che questo sia un grande errore.

E’ documentato che nei pazienti, soprattutto affetti da Alzheimer e Parkinson, ove la memoria e i movimenti (o la memoria dei movimenti) viene man mano meno, cambiare casa è qualcosa di deleterio, in quanto l’anziano, nella sua mente, ha una mappatura istintiva della casa in cui avrà vissuto per decenni, ed il cambio di casa genererebbe uno scompenso, anche visivo, che lo porterebbe a perdersi anche da una stanza all’altra.

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